Il nuovo rapporto “Animali in Città 2026 – Il costo dell’inazione” fotografa un’Italia in cui i canili continuano a riempirsi e la prevenzione resta insufficiente. Nel 2025, nei 221 Comuni analizzati, oltre due cani su dieci non hanno trovato una via d’uscita dalle strutture: a livello nazionale potrebbero essere più di 14mila. Tra le cause ci sono cucciolate incontrollate, acquisti online, mancata identificazione e scarsa formazione dei proprietari.

Un quadro preoccupante

Il numero più drammatico è quello dei cani che entrano nei canili e rischiano di non uscirne più. Non perché siano necessariamente aggressivi o malati, ma perché il tempo trascorso nelle strutture può renderli progressivamente più difficili da adottare. È questo uno dei dati centrali del XV Rapporto nazionale di Legambiente “Animali in Città – Il costo dell’inazione. Prendersi cura prima: animali, persone e comunità nelle politiche della prevenzione”, che mette sotto osservazione la gestione degli animali d’affezione, il randagismo e i servizi offerti dalle istituzioni.

Nel 2025, nei 221 Comuni che hanno fornito dati sui canili, risultavano presenti 14.550 cani. Nel corso dell’anno ne sono entrati 13.854 e 6.696 sono stati adottati. Ma oltre due cani su dieci tra quelli presenti non hanno trovato una soluzione: 3.243 animali sono rimasti nelle strutture senza essere adottati, restituiti al proprietario o inseriti in altri percorsi. Proiettando questi dati su scala nazionale, Legambiente stima che siano oltre 14.700 i cani che rischiano di rimanere a lungo, o per tutta la vita, in canile.