Il nodo politico dell’estensione delle intercettazioni a strascico non viene sciolto, la contrapposizione tra Fratelli d’Italia e Forza Italia è tutta lì, ancora da dirimere, e così il decreto Giustizia e immigrazione andrà in aula al Senato senza il mandato dei relatori. Non c’è pace nell’iter di un pacchetto di misure che dovrà passare al vaglio del Parlamento e andrà convertito in legge entro l’11 agosto. In commissione Affari costituzionali e Giustizia è stato preso atto dell’impossibilità di concludere le votazioni degli emendamenti – oltre 500 quelli depositati – e si è così arrivati alla sconvocazione delle sedute previste prima del week end.

“Il decreto andrà modificato”, ha detto il sottosegretario leghista alla Giustizia, Andrea Ostellari, interpellato sulla possibilità che la maggioranza ripresenti un pacchetto di emendamenti in Aula. Al di là delle decisioni politiche su alcuni nodi ancora da sbrogliare nella maggioranza, al Senato il decreto dovrebbe essere discusso da martedì pomeriggio, in prima lettura. Le opposizioni valutano di riproporre in aula tutti, o quasi, gli emendamenti depositati in commissione – erano 532 in quella fase – e, pur con i tempi contingentati, sono prevedibili tempi lunghi per la discussione e il voto finale.