Non c’è accordo nel centrodestra sull’emendamento dei meloniani che estende l’utilizzo delle intercettazioni. Il decreto Giustizia-immigrazione arriverà martedì al Senato senza mandato ai relatori: le commissioni interrompono l’esame e le modifiche dovranno essere ripresentate direttamente in assemblea. Nevi avverte: «Non lo voteremo», pollice verso anche dal partito di Lupi

Il muro di Forza Italia non si incrina. E mentre Fratelli d’Italia cerca ancora una sintesi sull’ampliamento dell’utilizzo delle intercettazioni, proposto con un emendamento al decreto Giustizia e immigrazione, nel centrodestra il fronte contrario alla modifica si allarga. Anche Noi Moderati boccia le riformulazioni finora ipotizzate e invita FdI al passo indietro o a rinviare il confronto a un disegno di legge autonomo. E’ l’auspicio del partito di Maurizio Lupi, che suona già come un avvertimento: evitare di arrivare al voto contrario.

Il passaggio del decreto direttamente in Aula senza mandato ai relatori, deciso oggi 23 luglio, concede alla maggioranza altri tre-quattro giorni per proseguire le interlocuzioni, sottolineano ad Open dal partito della premier. Le ipotesi sul tavolo sono a questo punto tre: ripresentare l’emendamento, modificarne ancora il testo oppure trasferire la norma in un «provvedimento separato», anche se è «poco probabile» che si scelga la forma del decreto. Il principale niet resta quello di Forza Italia, ma tra i meloniani si confida ancora nella possibilità di trovare la sintesi.