Nel cuore del Salento, nella zona di Taranto, dove il clima è caldo, ventoso e fortemente influenzato dal mare, sorge Casino Nitti della famiglia Varvaglione, una tenuta le cui origini risalgono al 1550. Oggi questo luogo è molto più di una realtà agricola: è un vero “museo della terra”, uno spazio vivo che custodisce e valorizza piante e specie antiche provenienti anche dalla regione baltica, inserite e studiate in un contesto mediterraneo unico. Tra gli ottanta ettari, situati nell’agro di Lizzano, nel cuore della DOP Primitivo di Manduria vive il Vigneto della Biodiversità, dove la natura è protagonista. Il clima dell’area, con estati lunghe e secche e brezze costanti, favorisce la coltivazione e la sperimentazione, creando un equilibrio particolare tra ambiente e biodiversità. A guidare oggi Casino Nitti è la quarta generazione della famiglia Varvaglione con a capo cosimo e i suoi tre figli Marzia, Francesca e Angelo che portano avanti il progetto con uno sguardo contemporaneo e attento alla sostenibilità, unendo ricerca, innovazione e rispetto profondo per la terra. Il progetto esce dal panorama italiano e si affaccia al settore vitivinicolo europeo grazie a una donna della famiglia, Marzia Varvaglione nominata alla presidenza del Comitè Europèen des Enterprises Vins, prima donna e prima rappresentante del territorio tarantino a ricoprire questo incarico. Il fattore famiglia qui non è uno slogan da brochure: è una dichiarazione di intenti che sa quasi di sfida. Il Metodo Classico “CÀ” arriva come un passaggio di testimone raccontato senza retorica, ma con la precisione di chi sa che il tempo, in cantina, non concede scorciatoie. Il nome “CÀ” non è un vezzo creativo: è Carlotta, quinta generazione Varvaglione, ancora prima promessa che presenza. Un’impronta netta dentro una famiglia che ha fatto della continuità un progetto industriale e umano insieme. Cosimo Varvaglione e Maria Teresa costruiscono una gamma che è quasi un album familiare imbottigliato: ogni vino dedicato, ogni etichetta come una dichiarazione affettiva trasformata in impresa. Qui però la narrazione si fa più tagliente. Perché nel mondo del vino parlare di futuro è facile, molto meno è dimostrarlo. E Varvaglione 1921 lo fa mettendo in campo una generazione che non aspetta il proprio turno ma lo prende: Marzia guida il business development con lucidità strategica, Angelo lavora sulla terra e sulla sostenibilità come fosse una responsabilità non negoziabile, Francesca cresce in cantina accanto al padre, misurandosi con la materia viva del vino. Non eredità, ma costruzione quotidiana. All’interno della tenuta si trova il Vigneto della Biodiversità, un campo sperimentale che si estende su 80 ettari e rappresenta un vero laboratorio a cielo aperto. Qui si sviluppa un patrimonio unico di oltre 500 varietà di vitigni minori, con una particolare attenzione alle varietà di origine caucasica e mediterranea. Il progetto è dedicato alla ricerca, all’innovazione e alla sostenibilità, con l’obiettivo di studiare l’adattabilità di vitigni rari e antichi in ambiente mediterraneo e sperimentare nuovi portainnesti, anche in collaborazione con l’Università di Milano con il prof Attilio Scienza e l’Università del Salento. Si vuole da una parte preservare varietà antiche a rischio di estinzione, dall’altro vedere l’evoluzione delle piante come reaggiscono ai cambiamenti climatici. Accanto a vitigni noti pugliesi, trovano spazio numerose varietà rare, fondamentali per comprendere l’evoluzione della viticoltura mediterranea. La cura è affidate a mani esperte di agronomi che, studiano e adotpratiche biologiche innovative come l’utilizzo di microalghe e microrganismi per la nutrizione del suolo. La famiglia Varvaglione ha trasformato Casino Nitti in un luogo dove la storia incontra la ricerca, e dove la terra non è solo coltivata, ma osservata, studiata e preservata. La missione è produrre vini di alta qualità da vitigni autoctoni pugliesi e campani, espressione autentica dei territori e della loro storia. Unendo tradizione e innovazione, si integra la cultura enologica con tecnologie avanzate di vinificazione. Grande attenzione è dedicata alla sostenibilità, con pratiche rispettose della natura e delle radici locali, per valorizzare e preservare il patrimonio vitivinicolo per le generazioni future. La reintroduzione della pratica del sovescio scegliendo ad esempio, essenze che hanno azione biocida (cioè hanno la capacità di rendere inattivo o innocui organismi potenzialmente nocivi) oppure essenze che sono in grado di attirare all'interno del vigneto insetti che occupano spazio altrimenti invaso da altri insetti nocivi o potenzialmente tali. L'utilizzo di organismi viventi con specifici insetti utili che attraverso diverse strategie limitano o eradicano problematiche legate ad altri insetti che altrimenti arrecherebbero danni alle piante o ai frutti. Nello specifico sono stati scelti, per popolare i filari e le vigne, due tipi di colonie di insetti: Anagyrus vladimiri e Cryptolaemus. Il primo caso trattasi di una piccola vespa che attraverso la strategia parassitoide (depone le uova nelle forme giovanili dette neanidi) è capace di localizzare le cocciniglie (Planococcus citri e P. ficus) fino alla completa eradicazione. Cryptolaemus montrouzieri, è in effetti un coleottero appartenente alla famiglia delle Coccinellidae, è un predatore efficace delle cocciniglie. Queste due varietà di insetti “lavoratori” vanno lanciati nelle vicinanze del problema così da permettere alle sue larve di nutrirsi del parassita fino alla completa eradicazione.
Casino Nitti, dove la storia del vino incontra la biodiversità del Salento
Nel Salento, la famiglia Varvaglione ha trasformato la tenuta Casino Nitti in un laboratorio a cielo aperto: oltre 500 varietà di vitigni antichi studiate tra r






