Immaginate il seguente scenario (di fantascienza): la medicina è progredita a tal punto da riuscire a curare tutte le malattie legate all’età e addirittura a invertire i processi di invecchiamento reversibili, come l’accorciamento dei telomeri o l’accumulo di cellule senescenti. Quanto a lungo pensate che potremmo vivere? La risposta non è semplice, e per certi versi sorprendente: anche nel più ottimistico degli scenari (come quello che abbiamo appena delineato), il nostro organismo sarebbe comunque sottoposto a quell’inesorabile processo di usura guidato dall’entropia e legato alle cosiddette mutazioni somatiche, ovvero gli errori di “copiatura” e “riparazione” che si accumulano nel dna nel corso della vita, e che porrebbero un “limite strutturale” alla durata dalle vita. Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Npj Aging da parte di un gruppo di ricercatori dello Skolkovo Institute of Science and Technology e dell’Artificial Research Institute di Mosca, ha ora quantificato matematicamente questo limite: nel migliore dei casi, poco meno di due secoli.

La storia delle mutazioni

L’ipotesi che le mutazioni somatiche guidino l’invecchiamento ha radici lontane: fu formalizzata per la prima volta nel 1959 dal fisico Leo Szilard, che teorizzò che i danni casuali ai cromosomi, accumulandosi nel tempo, finissero presto o tardi per compromettere in modo critico la funzione cellulare. Qualche anno dopo, un altro scienziato, Leslie Orgel, ampliò il quadro disegnato da Szilard descrivendo un vero e proprio “circolo vizioso” in cui gli errori nei meccanismi cellulari accelerano i tassi di mutazione del dna producendo a cascata ulteriori errori, e così via. Sebbene in passato l’impatto reale di queste mutazioni sulla durata della vita sia stato oggetto di dibattito da parte della comunità scientifica, le evidenze a oggi disponibili confermano che effettivamente le mutazioni alterano l’espressione dei geni e favoriscono l’insorgenza di diverse malattie legate all’età. Gli autori del lavoro appena pubblicato, guidati da Evgeniy Efimov e Dmitri Kriukov, hanno sviluppato un modello matematico incrementale basato sulla cosiddetta “teoria dell’affidabilità”, che ha analizzato l’organismo umano come un sistema di componenti interdipendenti in cui il guasto di un singolo organo vitale porta al collasso dell’intero sistema.