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La metamorfosi di Gabrielli. L’ex sottosegretario del governo Draghi, intervenendo sulla morte di Abderrahim Fakir, evidenzia come gli agenti, in questo caso, non siano dei «repressori», ma siano, al contrario, «le curve», riferendosi all’attuale maggioranza, a «inquinare il clima». L’ex direttore del Sisde, in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, prendendo le difese di chi nelle ultime ore è finito nel mirino di una certa sinistra, chiarisce come il «cosiddetto contenimento», pur essendo «una delle attività più complicate e delicate che un operatore di polizia è chiamato a svolgere» e dunque presupponendo «professionalità», abbia delle «variabili» legate «al contesto e al soggetto, che possono condizionare l’esito dell’azione».
Motivo per cui, a suo dire, è sbagliato «dare giudizi di colpevolezza o assolutori», perché altrimenti si «intossica il dibattito». Tant’è che il quotidiano piemontese titola il colloquio evidenziando il suo «No a processi sommari per Bologna».
Parole sacrosante, se non fossero state pronunciate dallo stesso Prefetto che non lo scorso decennio ma a gennaio, parlando del caso Ramy (pur non essendo ancora chiarita la dinamica dell’incidente), se la prendeva con i militari che, a suo dire, non avrebbero agito nel modo migliore possibile. «L’inseguimento – affermava in quel frangente – non è stato fatto in modo corretto». Parole che, tra l’altro, non passarono inosservate ai sindacati di categoria, i quali, attraverso diverse note, espressero «totale disaccordo» verso dichiarazioni ritenute troppo affrettate.













