«Quanto accaduto a Bologna è inaccettabile». Con queste parole, affidate ai social, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preso posizione sulla morte di Abderrahim Fakir e sugli scontri che hanno attraversato il capoluogo emiliano nelle ore successive alla manifestazione in sua memoria. Una presa di posizione che tiene insieme due piani distinti ma, nelle parole della premier, inseparabili: da un lato la richiesta di verità sul decesso, dall'altro la condanna netta della violenza scoppiata in strada.

Sul primo punto, Meloni non lascia margini di ambiguità: «Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno». Una formula che rivendica il pieno diritto della famiglia e dell'opinione pubblica a conoscere cause e responsabilità di quanto accaduto nel quartiere Pilastro, dove Fakir sarebbe morto durante un intervento della Polizia di Stato, secondo quanto ricostruito finora dagli inquirenti.

Ma è sul secondo fronte che la premier concentra il passaggio più duro del suo intervento: «Nulla può giustificare la violenza contro le Forze dell'Ordine». Una frase che arriva dopo una notte di tensioni nel centro di Bologna, con lanci di oggetti e petardi contro gli agenti, cariche, idranti e lacrimogeni, vetrine danneggiate e decine di feriti tra manifestanti e forze dell'ordine.