Chiede di accertare la verità “fino in fondo” e “senza sconti per nessuno” sulla morte di Abderrahim Fakir, deceduto mentre la polizia lo ammanettava nel cortile di un palazzo del quartiere Pilastro, a Bologna. Poi punta l’attenzione sugli scontri di ieri condannando chi alimenta “un clima di odio e di delegittimazione verso un intero Corpo dello Stato”. Anche la presidente del Consiglio interviene sulla vicenda del 42enne di origini marocchine e delle successive proteste. Giorgia Meloni cavalca i disordini a Bologna, così come tutti gli altri ministri ed esponenti della destra. Una polemica politica con critiche rivolte anche al sindaco Matteo Lepore che ieri aveva organizzato il presidio di solidarietà per il 42enne e la sua famiglia. Primo cittadino che replica sottolineando che lunedì in città c’erano due piazze ed è quella pacifica che “rappresenta Bologna”.

“Quanto accaduto a Bologna è inaccettabile”, premette nel suo post sui social Meloni. “Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno”, sottolinea. La premier subito dopo commenta gli scontri a Bologna: “Ma nulla può giustificare la violenza contro le Forze dell’Ordine. Chi ha scelto di usare questa vicenda come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza, mettendo a rischio anche l’incolumità di cittadini del tutto estranei ai disordini, non cercava la verità: cercava lo scontro“, incalza Meloni. Per la presidente del Consiglio “alimentare un clima di odio e di delegittimazione verso un intero Corpo dello Stato è un atto di grave irresponsabilità. Trasformare migliaia di donne e uomini in divisa in un bersaglio significa colpire chi ogni giorno serve l’Italia con professionalità, sacrificio e coraggio”, conclude.