Nemmeno chi insegna è detto che lo sappia -­­ un sondaggino fatto in casa conferma che tanta è la confusione sotto il cielo -, eppure le donne hanno preso il comando delle scuole: le dirigenti sono oltre 5.100, gli uomini circa 2.300 (dati Mim): quindi quasi il settanta per cento sono donne. Al Sud, per esempio in Campania e in Abruzzo, la quota femminile sfiora l’80. Non è stato sempre così. Alla fine degli anni 90 gli uomini capi d’istituto erano circa il 63 per cento. Poi il mondo della scuola si è fortemente femminilizzato e oggi oltre l’80 per cento dei docenti nelle statali è donna (quasi il cento per cento nell’infanzia). Quote azzurre, allora?

L’idea non piace né ai sindacati né ai presidi: bisognerebbe rendere più attrattivo l’insegnamento per gli uomini, dicono. «Il punto è che la segregazione di genere è un fenomeno che va nei due sensi, penalizza le donne ostacolandole nell’accesso ai settori Stem tradizionalmente maschili e scoraggia gli uomini dall’intraprendere carriere ritenute “femminili” come quelle socio-educative», dice la studiosa Teresa Iavarone, che ha appena analizzato sulla rivista scientifica Mizar le distorsioni e i pregiudizi nell’ambiente scolastico, lì dove inizia ad aprirsi la voragine del gender-gap. Il gran sorpasso delle dirigenti, a ben guardare, non è il risultato di una bella notizia.