In maggioranza, più brave, più richieste dal mercato del lavoro, ma pagate meno degli uomini e con minori possibilità di fare carriera. È questa la fotografia della studentessa che emerge dal Bilancio di genere 2024-25 dell’Università di Pisa, il documento che analizza la comunità dell’ateneo e l’efficacia delle politiche per favorire l’uguaglianza tra donne e uomini. Un’analisi in chiaroscuro, che da un lato evidenzia come le studentesse siano la maggioranza degli iscritti, ma dall’altro mostra come questa proporzione si ribalti nettamente quando si passa dall’altra parte della cattedra. Se le allieve rappresentano infatti il 51,6% del totale, la quota di professoresse ordinarie si ferma al 25,37%, quella delle associate al 40,85%, mentre le ricercatrici sono il 48,78%. Ancora più marcato il divario nelle discipline scientifiche, dove le donne rappresentano appena il 30% del personale docente e ricercatore dell’Ateneo, contro una media nazionale del 36,96%. Numeri che, peraltro, segnano un lieve arretramento rispetto al precedente Bilancio.

Il rovescio della medaglia racconta però una condizione decisamente migliore per le nuove generazioni. Oltre a essere la maggioranza degli iscritti, le studentesse aumentano anche nei corsi di laurea legati alle tecnologie dell’informazione rispetto al 2022-23: le iscrizioni passano dal 14,15% al 15,40% nelle lauree triennali e dal 21,76% al 23,21% nelle magistrali. Le donne rappresentano inoltre la maggioranza dei laureati in corso e conquistano più frequentemente il 110 e lode: il 33,18% contro il 29,19% degli uomini.