D'estate aumentano gli spostamenti in auto e torna il piacere del viaggio. Ma per molte donne mettersi al volante significa molto più che raggiungere una destinazione. È un modo per gestire il proprio tempo, ritagliarsi uno spazio personale e vivere la quotidianità con maggiore autonomia

Per molte donne mettersi al volante non significa soltanto raggiungere una destinazione. Significa decidere quando partire, cambiare strada, fermarsi dove si desidera. Significa, soprattutto, sentirsi libere. Non è soltanto una percezione personale. La prima indagine globale realizzata da Women’s Worldwide Car of the Year (WWCOTY) mostra che il 94,9% delle donne considera l’automobile uno strumento di libertà e indipendenza, una percentuale persino superiore a quella degli uomini (92,2%). Secondo le autrici della ricerca, per molte automobiliste l’auto rappresenta molto più di un mezzo di trasporto: è ciò che permette di accedere al lavoro, alle relazioni, alla formazione e, più in generale, a una vita autonoma.

È da questa idea di libertà che parte anche la riflessione di Roberta Zerbi, Chief Executive Officer del marchio Lancia, una delle poche donne alla guida di uno storico brand automobilistico italiano. «L’automobile continua a rappresentare libertà e indipendenza per molte donne, ma oggi questa libertà assume forme nuove. Non è solo la libertà di andare più lontano, è la libertà di vivere meglio il proprio tempo, di muoversi in sicurezza e di conciliare le diverse dimensioni della vita». Ne abbiamo parlato anche insieme alla dottoressa Elisa Stefanati, psicologa e psicoterapeuta EMDR presso il Poliambulatorio Aesthe Medica.