"Mozart? Un diamante dalle mille sfaccettature. Beethoven un turbine di tormenti, Bach è sacrale, Mahler un abisso da scoprire, Debussy etereo". Parole, anzi “diagnosi” di Mimma Campanale, direttrice d’orchestra laureata in Psicologia, già assistente di una delle maggiori bacchette italiane, il Maestro Marco Angius. La giovane musicista, nota anche per questo doppio “ruolo” - che cerca di far convivere anche quando è sul podio, note e psiche - da oggi a domenica sarà alla testa dell’Orchestra dei Pomeriggi Musicali (d’Estate) del teatro Dal Verme, per un programma tutto mozartiano: stasera (alle 21) nella Villa Visconti Borromei Litta di Lainate, domani (15,30) al Don Gnocchi di Milano, sabato al Castello di Desenzano, vicino a Brescia (21) e domenica all’Auditorium Azzaretti a Fortunago, nel Pavese, sempre alle 21.

Mimma Campanale, musicista e psicologa: due ruoli, due mondi... "Sono due ruoli che si incontrano, incontro continuamente. Quando apro una partitura cerco di capire cosa c’è dietro ogni nota e cosa posso trasmettere psicologicamente all’ascoltatore. Nella mia tesi mi sono occupata della valenza emozionale della musica su chi non ha una formazione tecnica".

Come vede l’orchestra? "Come una mente collettiva, al servizio della musica. Durante la concertazione si attivano i meccanismi di qualsiasi relazione umana. Mi affascina la negoziazione tra direttore e professori d’orchestra: ogni richiesta deve fare i conti con la variabile umana del musicista. Non usiamo uno strumento inerte. La direzione mi ha insegnato ad approcciarmi agli esseri umani forse più della psicologia".