La posizione del tifoso si aggrava con le dichiarazioni dell’ex capo della curva Ferdico, ora pentito: "Fu lui il primo a parlare di omicidio"

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Un altro nome, un altro banco imputati, la stessa Assise che continua a raccontare gli ultimi anni della curva Nord interista come un romanzo criminale a puntate. Adesso è Mauro Nepi, la "voce della curva" nerazzurra, a finire a processo per l'omicidio di Vittorio Boiocchi. La gup Giulia Marozzi ha accolto infatti la richiesta della Dda, Paolo Storari e Stefano Ammendola, e ha disposto il rinvio a giudizio con l'aggravante della premeditazione. Una contestazione che arriva pesante, tardiva, e che di fatto spegne la strategia difensiva: niente rito abbreviato, l'ultrà interista dovrà affrontare la Corte d'Assise a viso aperto.A cambiare gli equilibri sono stati, ancora una volta, i verbali di Marco Ferdico. L'ex capo della curva Nord, pentito da mesi, ha ritoccato la sua versione, alzando il livello di responsabilità attribuito a Nepi rispetto a quanto aveva già messo a verbale a febbraio dopo l'arresto nel blitz "Doppia curva" e spiegando che non si tratta di un semplice comprimario, bensì di un regista dell'ombra. "Nepi è stato il primo a parlarmi della possibilità di uccidere Boiocchi" ha dichiarato Ferdico il 9 giugno, raccontando di essere stato istigato, quasi sfidato sul coraggio di premere il grilletto. E poi il dettaglio più torbido: Nepi avrebbe già discusso il prezzo dell'omicidio, prima ancora che venisse eseguito. Un cadavere come merce di scambio, insomma, un salvacondotto per entrare nella spartizione della curva dopo la morte del suo vecchio padrone. Venticinquemila euro, racconta Ferdico, gli furono consegnati dopo la finale di Champions del 2023.