Li ha pure conservati con cura, uno per uno, dentro una cartellina: i referti del pronto soccorso, quelle carte firmate dall’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, la prova (diceva lei) messa nero su bianco dei lividi che il suo bambino si portava addosso per colpa di un babbo violento. Con un unico dettaglio che è venuto fuori dopo un’istruttoria e un processo e una senza appena emessa: quelle botte, al piccolo, le aveva provocate lei e non il suo ex marito che era finito, però, accusato di violenza sessuale aggravata e maltrattamenti.

COME È ANDATA

Pistoia, una storia di intrecci e di ripicche, di incomprensioni famigliari e ricatti che è difficile da comprendere, figuriamoci da mandar giù per un padre onesto che prima si è visto scaraventato in un incubo, poi ha pensato di star per perdere tutto e, alla fine, ha visto la luce in fondo al tunnel quando il tribunale fiorentino (pochi giorni fa) ha condannato la sua ex compagna a tre anni e otto mesi di galera per calunnia. Passo indietro. Un matrimonio come tanti. Una coppia, un bimbo, l’amore che per chissà quale ragione (e alle volte nemmeno ce n’è una) svanisce. Lei che, a un certo punto, fa quella denuncia grave, pesante come un macigno: dice che lui l’ha maltrattata, che ha picchiato anche quel frugoletto di suo figlio, che ha allungato le mani quando non doveva. La procura di Firenze prende sul serio la faccenda (ci mancherebbe, la violenza di genere è una questione reale, troppe donne sono ancora lasciate da sole) e inizia a indagare.