PORTOGRUARO - Era stata una logopedista a segnalare le gravi tensioni familiari patite dal suo piccolo paziente. «Come va?», gli chiese un giorno prima di cominciare la seduta. «Ehh, il papà picchia la mamma...». Il bambino, che non aveva ancora dieci anni, con la sua confidenza ha acceso un faro sul rapporto tra i genitori. La Procura di Pordenone, ottenuta la misura cautelare del divieto di avvicinamento al nucleo familiare che si trovava nel Portogruarese, aveva ricostruito sei anni di maltrattamenti in famiglia, a cui si aggiungevano un episodio di lesioni aggravate dal fatto di essere state commesse in un contesto di violenze domestiche e un caso di minacce nei confronti di un'amica della moglie. Il pm Federica Urban aveva chiesto una condanna a 2 anni e 10 mesi di reclusione. Il caso, discusso con rito abbreviato, è uscito dall'udienza preliminare ridimensionato.
LA SENTENZA Il gup Francesca Vortali ha riqualificato i maltrattamenti in famiglia in minacce aggravate per due episodi, in continuazione con l'imputazione che vedeva vittima l'amica di famiglia. L'imputato - 43 anni, domiciliato a Tarzo (Treviso) e difeso dall'avvocato Stefano Arrigo - è stato condannato a 10 mesi di reclusione, beneficiando dello sconto di pena di un terzo previsto dal rito. Assolto perché il fatto non sussiste per le altre condotte riferite ai maltrattamenti. Per l'accusa di lesioni il gup ha dichiarato il non doversi procedere per mancanza di procedibilità. Atti restituiti alla Procura affinché valuti un'ulteriore ipotesi di minaccia e la violazione degli obblighi di assistenza nei confronti del figlio minorenne. Alla parte civile, costituita con l'avvocato Silvia Querini, sono state disposte provvisionali rispettivamente di 5mila euro per il figlio e di 3mila per l'ex moglie (il danno non patrimoniale sarà quantificato in sede civile). La sospensione condizionale della pena è subordinata alla liquidazione del risarcimento. Ieri il gup, riconosciute le spese di costituzione di parte civile, ha anche revocato la misura cautelare del divieto di avvicinamento alle vittime. L'uomo, secondo la ricostruzione degli inquirenti, minacciava di «fare a pezzi» la consorte, di far «saltare tutti i denti in bocca» al bambino e reagiva con umiliazioni e insulti durante gli alterchi. Per i due pugni sferrati alla schiena della vittima (7 giorni di prognosi) il gup ha ravvisato la mancanza di querela. «A noi risulta agli atti - afferma l'avvocato Querini - Attendiamo le motivazioni e le decisioni del Pm in merito all'appello».






