MONTEBELLUNA (TREVISO) - «Hai fatto gli auguri a papà?». Una domanda all’apparenza innocua, rivolta a un ragazzino di soli 11 anni dalla sua insegnante di sostegno il giorno della festa del papà dell’anno scorso. Ma che ha scoperchiato il vaso di pandora: «Papà è cattivo, mi picchia» ha risposto il bambino. Da lì è emerso, secondo quanto raccontato dal bimbo alla docente e in audizione protetta e documentato dalle indagini della polizia giudiziaria tramite intercettazioni, un quadro drammatico di vessazioni quotidiane per le quali sono finiti alla sbarra, accusati di maltrattamenti, i due genitori.
Il ragazzino era costretto a svegliarsi all’alba per andare a lavorare in stalla, poi rientrava, andava a scuola e, una volta tornato a casa, doveva tornare di nuovo in stalla fino a tarda sera. E se osava lamentarsi gli arrivavano le cinghiate dal papà e, in alcuni casi, anche dai fratelli. Questo almeno è il quadro ricostruito dagli inquirenti e che la Procura contesta ai due genitori, residenti in un comune del montebellunese e di estrazione rurale.Casa Zero, truffa Superbonus: in mille chiamati a testimoniare al processo Le indagini A far scattare le indagini è stata, a marzo dell’anno scorso, la segnalazione della scuola ai carabinieri. In meno di un paio di mesi gli inquirenti sono arrivati, attraverso intercettazioni audio e video, a raccogliere sufficienti elementi tanto da portare all’incriminazione dei genitori. I due sono finiti a processo (assistiti dagli avvocati Chiara Scotta e Silvia Biscaro) con l’accusa di maltrattamenti.Il bambino è stato allontanato dalla famiglia. Oggi si trova in una struttura protetta e, secondo quanto raccontato alle insegnanti, sta meglio. Il curatore speciale che lo assiste si è costituito parte civile a processo. Ieri, in aula, davanti al collegio del tribunale di Treviso, sono stati ascoltati alcuni testimoni tra cui la docente di sostegno del ragazzino, la preside dell’istituto scolastico che frequentava e alcuni agenti della polizia giudiziaria che hanno ascoltato il minore in forma protetta e raccolto intercettazioni audio e video all’interno della casa della famiglia.L’intercettazione tra Marco Poggi e i genitori: «Stasi, la Bocellari vogliono la revisione del processo» Le testimonianze «Il 19 marzo, festa del papà, avevo chiesto al ragazzino se avesse fatto gli auguri a suo padre – ha raccontato ieri davanti al giudice l’allora insegnante di sostegno del bimbo –. Lui mi ha risposto di no, si è incupito e, quando gli ho chiesto come mai, è scoppiato a piangere e mi ha detto che il papà era cattivo con lui e gli dava le botte. Mi ha detto che succedeva da sempre e quasi ogni giorno. Mi ha parlato anche di una cintura, dicendomi che lo colpiva anche con quella. Mi ha detto che a volte anche i fratelli erano violenti con lui. Una volta è venuto a scuola con un graffio al volto. Poi abbiamo scoperto che glielo aveva fatto il fratello con una forca e che la mamma gli aveva detto di dire a scuola che se lo era fatto cadendo. Poi mi ha raccontato che si alzava presto la mattina per lavorare in stalla e che anche quando tornava da scuola poi doveva stare in stalla fino a sera».«Il bambino si svegliava ogni giorno all’alba, intorno alle 5.30 per andare in stalla – ha riferito ieri in aula un agente di polizia giudiziaria ripercorrendo il contenuto delle intercettazioni –. Il padre era molto irascibile, perdeva la pazienza facilmente reagendo ad alcuni comportamenti del figlio con imprecazioni, bestemmie e minacce. Una mattina, in cucina, si sente che gli dice “Non cominciare a disturbare o vado a prendere la cintura”. In un’altra occasione si sente la mamma dire al bimbo di andare a dar da bere agli animali. Lui chiede: “Ma quando posso fare i compiti?”. E la mamma risponde: “Guarda che se prendo la cintura la uso”».Tra gli episodi contestati ce n’è uno in particolare di cui ieri è stata visionata la registrazione audiovisiva in aula: «Si vede il ragazzino – ha continuato l’agente – che fa colazione e gioca con lo zaino del fratello. Il papà va su tutte le furie e lo minaccia: “Ti uccido”. Poi vede che il figlio sta girando per casa con gli stivali sporchi, gli urla di toglierseli ma non gli dà neanche il tempo di farlo che si avvicina al bambino e lo picchia». Nella registrazione riprodotta in aula si sente il bimbo urlare tra le lacrime: «Basta, non ho fatto niente».Il processo è stato rinviato a settembre: nella prossima udienza verranno ascoltati i testi della difesa, la quale sottolinea il particolare contesto in cui si inserisce la vicenda. I due genitori hanno anche altri figli, che vivono regolarmente con loro.






