PORDENONE - Si era confidata con la pediatra, le aveva parlato di quelle carezze che subiva dal nonno quando restavano soli. Il quadro ricostruito dalla Procura della Repubblica ieri ha portato alla condanna di un 81enne della provincia di Pordenone che era imputato di violenza sessuale aggravata dal fatto che a subirla è stata la nipote minorenne e di corruzione di minorenne.
Il processo è stato celebrato in udienza preliminare con rito abbreviato, una discussione fondata soltanto sugli atti processuale e che ha comportato una pena pesante, nonostante lo sconto di pena previsto dal rito alternativo. Il pubblico ministero Carmelo Barbaro aveva concluso per una condanna a 5 anni e 4 mesi di reclusione che il gup Piera Binotto ha accolto interamente. Nella sentenza sono state inoltre applicate le pene interdittive previste dal reato di violenza sessuale. Non è stata formalizzata la costituzione di parte civile, anche se un legale ha seguito la vicenda processuale per conto della vittima.
La parola della nipote contro quella del nonno. Ed è sull'attendibilità della ricostruzione fatta dalla bambina e raccolta con la formula dell'incidente probatorio che la difesa, rappresentata dall'avvocato Marco Giovanelli, ha puntato. L'imputato ha sempre negato di aver costretto la nipote di nove anni a subire atti sessuali. I fatti si sarebbero verificati nel febbraio 2023. Al sabato l'uomo andava a prendere i nipotini liberi da impegni scolastici perché i genitori, per motivi di lavoro, non potevano occuparsene. Secondo la ricostruzione della Procura, l'anziano avrebbe mostrato alla bambina fotografie di donne nude per poi costringerla a subire toccamenti. Non ci sono testimoni di ciò che accadeva quando era da sola con il nonno.







