<p>Prove di maturità per il venture capital in Italia.
Con meno round chiusi nel primo semestre ma di peso maggiore, il sistema italiano cerca di crescere di dimensione.
Lo rilevano i dati dell'Osservatorio Venture Capital Monitor (Vem) promosso da Aifi presso l'università Liuc con il sostegno di Intesa Sanpaolo Innovation Center, Kpmg, Cdp Venture Capital, e Iban (l'assocazione dei business angel italiani).</p><p>Tra gennaio e giugno in Italia ci sono stati 117 round di venture capital (-20%) per un ammontare investito di 679 milioni (+37%). «Vediamo un buon mercato che finalmente si sta collegando a livello di ecosistema, è una buona base per il futuro del sistema Italia», sottolinea Anna Gervasoni, direttrice generale di Aifi e rettrice dell'università Liuc.</p><p>La crescita dell'ammontare investito si deve soprattutto a un aumento dei deal tra 20 e 60 milioni, tra cui il round da 58 milioni di dollari di We Road e quello da 50 milioni di euro di Lexroom.
Si tratta di un segnale «positivo» perché è indica una «maggiore maturità del sistema», come evidenzia Giovanni Fusaro, direttore del VeM.</p><p>Nel 70% dei casi il lead investor è stato italiano, mentre la partecipazione corporate (nei ruoli di lead o co-investor) è arrivata al 24% del totale.</p><p>Considerando anche i round che hanno coinvolto target estere con founder italiani (in calo del 17% ma con un balzo del 150% delle risorse ottenute), il totale del primo semestre 2026 sale a 127 operazioni per 917 milioni contro i 158 round per 589 milioni dell'anno scorso.









