Dopo i numeri eccezionali del 2025, il venture capital in Italia inizia questo 2026 con molte meno operazioni e gli investimenti che premiano soprattutto le startup già avviate. È uno dei segnali più chiari che emergono dall’ultimo report trimestrale pubblicato dalla banca d’investimento Growth Capital, insieme all’associazione Italian Tech Alliance che riunisce investitori, startup e Pmi innovative. Lo studio, che copre il periodo gennaio-marzo 2026, è stato presentato a Milano lunedì 20 aprile.Dopo la chiusura record del 2025, il venture capital in Italia si riassestaIl 2025 si era chiuso con un trimestre fuori scala per il venture capital nel nostro Paese: i 901 milioni di euro investiti avevano contribuito a raggiungere un totale annuo di 1,735 miliardi di euro, distribuiti su 436 round. Con l’inizio del 2026 si assiste invece a una flessione, con 367 milioni di euro in 53 round: il numero di operazioni per trimestre è il più basso degli ultimi cinque anni, mentre il capitale investito si mantiene in linea con la media trimestrale dell’ultimo biennioI numeri del venture capital in Italia nel primo trimestre 2026

Growth Capital e Italian Tech AllianceTanti round ma pochi capitali nelle fasi pre-seed e seedI fondi continuano dunque a entrare nel capitale di realtà innovative per accompagnare la loro crescita, ma con una certa cautela. I 53 round del primo trimestre 2026, infatti, in termini numerici si suddividono piuttosto equamente tra realtà ancora in fase di prototipo e validazione iniziale (pre-seed e seed) e società più strutturate (serie A, serie B+ e bridge): la proporzione è del 58% contro il 42%. Guardando però i volumi, si scopre che questo 58% di pre-seed e seed raccoglie appena 21 milioni di euro, l’8% del totale. Tutto il resto si concentra nelle fasi più avanzate.Francesco Cerruti, direttore generale di Italian Tech Alliance, ha una spiegazione. “Non è stata richiesta alla Commissione europea la proroga dell’incentivo fiscale del 30% per gli investimenti in startup e Pmi innovative, che aveva un ruolo molto importante soprattutto in una fase in cui gli investimenti sono essenziali”, spiega a Wired Italia. “La speranza è che il governo acceleri per ripristinarlo il prima possibile, a maggior ragione avendo visto i dati”. A questo si aggiunge, giocoforza, “la complessa situazione geopolitica e macroeconomica”.Dal software al fintech, in cosa investe il venture capital in ItaliaGuardando al numero di operazioni, il settore più vivace resta il software con tredici round, seguito da smart city e life science entrambi a quota nove. Se si guarda invece al capitale raccolto, la classifica cambia: il fintech domina con 106 milioni di euro, mentre le smart city restano al secondo posto con 86 milioni e il software scivola al terzo con 70. “L’interesse per le startup focalizzate sull’AI continua ad aumentare, anche se non sono stati registrati deal di grande scala”, si legge nella nota che presenta la ricerca.Il podio degli investimenti italiani in venture capital del primo trimestre 2026Il round di investimento più consistente di questo primo trimestre è quello chiuso da Rent2Cash, la fintech che anticipa ai proprietari di immobili la liquidità dei canoni d’affitto, fino a un massimo di 36 mesi. La startup ha raccolto 100 milioni di euro e punta a espandersi in Europa, a partire da Spagna, Francia e Portogallo. La seconda in classifica è NewCleo, la startup dei mini reattori nucleari modulari, con il round da 75 milioni di euro chiuso a inizio febbraio che porta a 645 milioni di euro il totale a partire dalla sua fondazione. Sul terzo gradino del podio troviamo l’ingresso della società di asset management Azimut nel capitale di D-Orbit, l’azienda di Fino Mornasco divenuta uno degli attori più importanti a livello internazionale nel campo della logistica spaziale.In Europa il venture capital si gioca sui mega roundIn Europa gli investimenti in venture capital nel loro insieme si sono mantenuti piuttosto costanti negli ultimi tre anni, viaggiando fra i 62 e i 69 miliardi di euro l’anno. Anche il primo trimestre del 2026 appare in linea con questo trend, con 2.805 round per un totale di 22 miliardi di dollari. Salta all’occhio il fatto che, di questi 22 miliardi, più della metà (ben 12) sia dovuta ai mega round, ben più rari in Italia. Come gli 1,7 miliardi di euro raccolti da Nscale e gli 1,3 miliardi di Wayve. Entrambe sono britanniche e operano nel settore dell’intelligenza artificiale, la prima nelle infrastrutture (data center, Gpu e addestramento di modelli) e la seconda nella guida autonoma.Il venture debt inizia a farsi strada anche nel nostro PaeseMerita un capitolo a parte il venture debt, una forma di finanziamento a debito pensata per startup ad alta crescita già sostenute da investitori. Mentre con il venture capital l’investitore acquisisce quote della società, con il venture debt eroga un prestito con una scadenza che tipicamente va dai 3 ai 5 anni. Di solito è una soluzione-ponte per raccogliere liquidità tra un round e l’altro, soprattutto quando le condizioni di mercato non sono favorevoli o le valutazioni risultano penalizzanti. Per chi mette a disposizione il denaro il livello di rischio non è trascurabile e questo si riflette anche sugli interessi, ben più alti rispetto a quelli bancari.Se il report ne parla è perché in Italia l’uso di questo strumento è ancora piuttosto sporadico ma inizia a emergere. Bending Spoons, per esempio, nel 2025 ha raccolto oltre 500 milioni di euro in venture debt, a pochi mesi da un’operazione analoga: risorse che hanno reso possibile la sua aggressiva strategia di acquisizioni. “C’è sicuramente un ecosistema meno maturo anche quando si tratta di attrarre soggetti, come gli istituti bancari, che in Italia hanno una grande distanza rispetto al venture capital e all’ecosistema dell’innovazione. Con l’aumentare delle performance e della dimensione dell’ecosistema, diventerà più interessante per gli operatori che fanno venture debt”, commenta Francesco Cerruti. In Europa i volumi del venture debt si fanno consistenti, con 27,7 miliardi di euro nel 2024 e 19,9 nel 2025.Il prossimo futuro del venture capital in Italia dipende da tre fattoriAbbiamo chiesto a Francesco Cerruti se questo primo trimestre ci dà già qualche indicazione su come andrà il venture capital in Italia. “Credo che il nostro ecosistema nel 2026 debba riuscire a fare tre cose. Intanto ad attrarre quelle classi di investitori che sono timidi in Italia ma non all’estero, cioè investitori istituzionali, corporate e internazionali”, risponde. “Poi, emergeranno storie di successo che fungano da modello per altri founder e volano per gli investitori. Il terzo tema è l’attenzione da parte delle istituzioni. A livello italiano bisogna risolvere la questione dello sgravio fiscale del 30% e definire i dettagli della legge del 2024 sulla concorrenza. A livello europeo c’è il grande tema del 28esimo regime, l’EU Inc: una proposta che in termini assoluti è soddisfacente, ma resta molto lontana dai precedenti annunci di Ursula von der Leyen. Se riusciremo a centrare questi tre obiettivi, quest’anno potremo fare il salto di qualità”.