All’evento “Da Fermi al futuro” organizzato da Open, l’ex segretario del Pd indica nelle rinnovabili l’asse dell’autonomia europea, ma non chiude alla ricerca sull’atomo. L’ex presidente di Acea: «Il 70% dell’elettricità può venire dalle fonti verdi ma non di più»
Pier Luigi Bersani e Chicco Testa sul nucleare concordano almeno su un punto: una politica energetica che richiede investimenti e programmazione per quindici o vent’anni non può essere modificata a ogni cambio di governo. All’evento “Da Fermi al futuro”, organizzato da Open all’Ara Pacis, l’ex segretario del Pd e uno dei più convinti sostenitori italiani dell’atomo, in dialogo con la vice direttrice Sara Menafra, nonostante le posizioni diverse convergono sulla necessità di sottrarre l’energia allo «spirito di fazione» della politica.
Bersani: «Nel mondo crescono tutte le fonti, nessuna è alternativa»
«Non ho nessuna reazione ideologica né emotiva quando si parla di nucleare», chiarisce subito Bersani, il dibattito deve partire dall’aumento strutturale della domanda di energia. «Nel mondo crescono tutte le fonti di energia, nessuna è alternativa», osserva. Ogni grande salto tecnologico ha comportato uno «smisurato aumento del consumo di energia» e oggi la corsa delle grandi società tecnologiche verso la produzione energetica mostra la dimensione del problema, «a questo punto devono garantirsi la produzione». Anche i data center necessari per l’Ai, avverte, tra consumi di elettricità e acqua «comincia a diventare un problema».






