ROVIGO - Dopo due anni e mezzo di permanenza l’Italia del rugby esce dalla top 10 mondiale. Ci entrava il 26 febbraio 2024 dopo il 13-13 a Lille contro la Francia, quello del palo di Paolo Garbisi che nega la clamorosa vittoria. Si issava temporaneamente fino all’8° posto (miglior risultato eguagliato) il 18 marzo 2024, dopo le vittorie 31-29 sulla Scozia e 24-21 sul Galles nel miglior Sei Nazioni di sempre. Ora slitta dal 10° al 12° posto nell’aggiornamento della classifica settimanale fatto da World Rugby lunedì 20 luglio 2026, superata da Giappone e Galles.

L’uscita dalla top 10 è la certificazione numerica della pessima prestazione fornita dall’Italia al debutto nel Nations Championship, il nuovo torneo fra emisferi, dove ha rimediato tre pesanti sconfitte e ha chiuso a zero punti in classifica, unica squadra su 12 insieme alle Figi. È inoltre la conseguenza tecnica del primo flop in una finestra internazionale di Gonzalo Quesada da quando è commissario tecnico. In tutte le altre sette finestre internazionali giocate dal suo arrivo nel 2024 (Sei Nazioni, test estivi e autunnali), il citì argentino è sempre riuscito a ottenere risultati importanti (vittorie su Inghilterra, Australia, Scozia, pareggio in Francia), brillanti o comunque soddisfacenti, accanto a prestazioni tecniche di alto livello, buone o comunque di prospettiva. Se c’erano state delle cadute c’era stata l’immediata ripresa. Se si era perso contro squadre più forti, davanti nel ranking, si erano sempre battute le dirette rivali, cioè quelle appena dietro (Galles, Georgia, Giappone, Cile). Stavolta niente. Zero. Tranne un tempo alla pari nel 47-17 subito dagli All Blacks. È già finito il tocco magico di Quesada? E’ già svanita la capacità dell’Italrugby di performare per un intero torneo?