Eleonora Tiribocchi
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C’è una retorica stanca che per decenni ha raccontato il Mezzogiorno come una terra ineluttabilmente condannata all’abbandono o al sussidio di Stato. Una narrazione binaria che da un lato rassegna i giovani alla valigia e dall’altro pretende di curare l’anemia economica del Sud con l’assistenza a fondo perduto. Per strappare il Mezzogiorno a questo riflesso condizionato serve un cambio di paradigma. Basta catastrofismi. A indicarlo, a margine dell’iniziativa Cisl a Catania su giovani e lavoro, è stata la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, proponendo una ricetta basata sul pragmatismo riformista e sulla corresponsabilità.
Il nodo di fondo risiede nel valorizzare i segnali positivi della crescita del Sud, ma soprattutto nella capacità delle istituzioni e dei corpi sociali di essere credibili di fronte alle nuove generazioni. «La partecipazione comincia quando si riconosce alle persone la possibilità di incidere», ha scandito Fumarola. «Vale soprattutto per le nuove generazioni, che si allontanano da tutto ciò che percepiscono come autoreferenziale, lento o incapace di misurarsi con i problemi concreti della loro vita. Mentre si avvicinano quando trovano luoghi aperti, relazioni credibili e la possibilità di assumere un ruolo reale». I numeri della Sicilia raccontano una realtà inesorabile: tra il 2014 e il 2024 la Regione ha perso 56mila laureati. «Sono ragazzi che preparano una valigia dopo il diploma.







