Tre volontari della Croce Rossa a Firenze furono imputati - ma poi sempre assolti fino a sentenza definitiva - per non esser intervenuti con manovre di soccorso e rianimazione per aiutare l'ex calciatore Riccardo Magherini, morto in strada a Firenze la notte del 3 marzo 2014 per arresto cardiocircolatorio mentre era in forte crisi e stato di agitazione e veniva immobilizzato a terra dai carabinieri.

La vicenda Magherini viene rievocata per le analogie con quella di Fakir a Bologna, soprattutto per le modalità di contenimento ed immobilizzazione in un controllo di polizia, ma anche per l'azione tenuta o meno dai volontari del 118 fatti intervenire con le forze dell'ordine per un uomo che dava in escandescenze sulla pubblica via.

Ricorda l'avvocato Massimiliano Manzo, che difese due soccorritrici della Cri e un terzo soccorritore deceduto in corso di procedimento per un incidente in moto: "Ho difeso i volontari della Croce Rossa Italiana, miei assistiti che all'epoca furono accusati di non esser intervenuti per poter prestare le necessarie cure al povero Riccardo Magherini. In realtà l'istruttoria, copiosissima, con tantissimi testimoni, evidenziò che loro non erano intervenuti non perchè non avessero voluto farlo, ma perchè devono intervenire solo in caso di scenario sicuro". Invece, rievoca sempre l'avvocato Manzo, "i carabinieri rappresentarono loro la pericolosità di avvicinarsi al povero Magherini e quindi non permisero di fare l'intervento che avrebbero potuto fare".