“Riteniamo doveroso ribadire e precisare che, secondo le informazioni in nostro possesso e contrariamente a quanto dichiarato ieri e riportato da alcuni organi di stampa questa mattina, l’equipaggio di soccorritori ha praticato manovre di rianimazione cardiopolmonare sul paziente dal momento in cui è stato possibile intervenire fino all’arrivo dell’automedica, il cui intervento è stato richiesto alla centrale operativa dallo stesso equipaggio della Croce Rossa Italiana dopo pochi minuti dal suo arrivo sul luogo”. La Croce Rossa Italiana – che già subito dopo i fatti aveva diffuso una nota – interviene nuovamente per chiarire alcuni aspetti dell’intervento di soccorso prestato ad Abderrahim Fakir, il cittadino marocchino di 42 anni morto domenica a Bologna durante un intervento della polizia in via Ivan Svevo, nel quartiere Pilastro. In una nota diffusa “nel pieno rispetto del lavoro dei magistrati”, l’organizzazione precisa che i propri volontari hanno effettuato le manovre di rianimazione cardiopolmonare e utilizzato il defibrillatore nel tentativo di salvare la vita dell’uomo.
La precisazione arriva dopo le polemiche nate in seguito alla diffusione di alcuni video dell’intervento, nei quali non erano visibili tutte le fasi del soccorso. Alcune ricostruzioni avevano ipotizzato che i sanitari non avessero praticato immediatamente le manovre rianimatorie. Una circostanza che la Croce Rossa smentisce sulla base delle informazioni raccolte e della documentazione relativa all’intervento. Oltre alle manovre di rianimazione, i volontari avrebbero utilizzato anche il defibrillatore semiautomatico (Dae) in dotazione all’ambulanza. Il dispositivo è stato successivamente consegnato agli inquirenti per gli accertamenti tecnici.










