«È ancora vivo?». La frase – racconta l’avvocato Fabio Anselmo durante una conferenza stampa – l’avrebbe pronunciata uno dei soccorritori della Croce Rossa intervenuti in via Italo Svevo, a Bologna, subito dopo la manovra di ammanettamento e immobilizzazione di Abderrahim Fakir, il 42enne morto nella tarda mattinata di domenica nella mani dello Stato.
«Non solo i soccorritori non intervengono, ma dal video circolato in rete si sente chiaramente l’operatore pronunciare quella frase. Eppure nessuno dei presenti praticherà un massaggio cardiaco. Per questo questa tragedia assume contorni ancora più neri e terribili».
Protocolli vaghi e contenzioni violente: la morte di Fakir mostra il baratro normativo
Sui fatti indaga la procura guidata da Paolo Guido che non ha formalmente iscritto nel registro degli indagati i due agenti della polizia di Stato coinvolti né i quattro sanitari coinvolti: per le sei persone è stato introdotto lo scudo penale. Oggi in programma il conferimento agli esperti per l'autopsia sul corpo di Fakir.
Durante la conferenza stampa organizzata dalla senatrice di Avs Ilaria Cucchi, oltre ad Anselmo, è intervenuta anche la nipote della vittima. «Io e la mia famiglia – ha detto Youssra Fakir – ci dissociamo dalle violenze di ieri in piazza. E continuiamo a chiedere verità e giustizia: la voce di mio zio non c’è più, ma la nostra sì».












