Oggi entrano in vigore i dazi al Brasile, ieri sono stati annunciati dazi al Canada, ma non saranno solo Canada e Brasile. Ben 60 economie stanno infatti per venire colpite da un rilancio della guerra commerciale che Trump si appresta a lanciare con il pretesto del lavoro forzato. Venerdì a mezzanotte scadono infatti i dazi temporanei del 10 per cento che il 20 febbraio la Casa Bianca aveva imposto, subito dopo la decisione della Corte Suprema di annullare gli altri dazi che Trump aveva deciso il 2 aprile 2025 in quello che aveva definito “Liberation Day”, per non essere stati approvati dal Congresso. La Section 122 del Trade Act del 1974 autorizza infatti il Presidente a imporre dazi fino al 15 per cento o a stabilire quote sulle importazioni senza approvazione del Congresso, per rispondere a problemi di gravi crisi della bilancia dei pagamenti o rapidi deprezzamenti valutari. Ma solo per un massimo di 150 giorni.Esaurito quell'escamotage, e senza possibilità di farsi dare autorizzazioni dal Congresso, Trump ha dunque pensato alla Sezione 301 della stessa legge, che autorizza il presidente ad adottare tutte le misure ritenute opportune, tariffarie e non, per affrontare ogni tipo di azione, di politica o di pratica sleale di un governo straniero che danneggi il commercio degli Stati Uniti. Il rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, Jamieson Greer, ha previsto ieri che Washington adotterà nuove misure tariffarie “presto”, senza specificare le date. Dopo audizioni pubbliche tenutesi il 7 luglio, con testimonianze di governi, industrie e gruppi imprenditoriali, l'Ufficio del rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti ha infatti stabilito che 60 economie non hanno né vietato né applicato efficacemente sanzioni contro l'importazione di merci prodotte con lavoro forzato.Le tariffe sarebbero suddivise in due livelli: 10 per cento per i paesi con divieti parziali, tra cui Canada, Unione europea, Messico, Regno Unito e Taiwan; e 12,5 per cento per le economie prive di una legislazione in materia, categoria che comprende Cina, India e Giappone, oltre a una quarantina di altri paesi. “Gli Stati Uniti hanno leggi che vietano il commercio di merci prodotte con il lavoro forzato. La maggior parte degli altri paesi non le ha, e quelli che le hanno non le applicano effettivamente”, ha dichiarato Greer. L'Unione Europea aveva già definito “ingiustificate” le tariffe imposte sulla base di tale argomentazione.A parte i dazi annunciati contro il Canada, che impongono il 50 per cento sulla maggior parte dei prodotti del vicino del nord ed entreranno in vigore il 19 agosto, è appunto entrata in vigore una tariffa del 25 per cento sulla maggior parte dei prodotti brasiliani, anch'essa ai sensi della Sezione 301, a seguito di un'indagine durata un anno su pratiche commerciali sleali in settori che vanno dal commercio digitale all'accesso al mercato dell'etanolo. La Camera di Commercio americana per il Brasile ha avvertito che il provvedimento incide su oltre 11 miliardi di dollari di esportazioni e colloca il Paese tra quelli che affrontano “le condizioni più restrittive per l'accesso al mercato statunitense”. “Le pratiche commerciali sleali del Brasile hanno impedito ai lavoratori e ai produttori americani di accedere a questo importante mercato”, ha dichiarato Greer, in un comunicato. Tra le preoccupazioni sollevate dagli Stati Uniti figurano misure considerate dannose per il commercio digitale, la “concorrenza sleale” relativa al sistema di pagamento elettronico statale PIX e il trattamento preferenziale che il Brasile concede a partner come Messico e India. L'amministrazione Trump ha respinto l'ipotesi che l'indagine fosse politicamente motivata e ha avvertito che qualsiasi ritorsione potrebbe portare a ulteriori contromisure.Caffè, carne bovina e componenti aeronautici sono esenti. Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha respinto il provvedimento definendolo infondato e ha annunciato che lo contesterà dinanzi all'Organizzazione Mondiale del Commercio, citando un surplus commerciale cumulativo di 424,5 miliardi di dollari tra Washington e il Brasile in quindici anni, secondo i dati del governo statunitense. L'indagine sul lavoro forzato potrebbe aggiungere un ulteriore 12,5 per cento, portando il totale al 37,5 per cento, alla vigilia delle elezioni presidenziali di ottobre. Il figlio di Bolsonaro Flávio, principale avversario di Lula, aveva scritto a Trump per chiedergli di sospenderle, senza alcun esito. Gli avversari lo hanno subito ribattezzato TariFlávio.
Trump inizia una nuova guerra dei dazi. L'escamotage per aggirare la Corte Suprema
Non solo Canada e Brasile, saranno 60 le economie colpite dal rilancio della guerra commerciale dell'inquilino della Casa Bianca. Che, con la scadenza degli ultimi dazi ormai imminente, ha trovato un nuovo per imporli: prendere di mira le merci "prodotte con lavoro forzato"













