Consentire alla Russia di riaprire il proprio padiglione per la prima volta dall’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca nel 2022 potrebbe costare alla Biennale di Venezia 2 milioni di euro: è il valore del finanziamento che l’Unione europea ha deciso di revocare in risposta al ritorno della Russia nell’edizione del 2026.
Il ricorso
La partita non è però chiusa. Almeno per la fondazione guidata da Pietrangelo Buttafuoco (designato alla presidenza dal governo Meloni nel marzo 2023) che ha ribadito: «Faremo valere le nostre ragioni in tutte le sedi competenti» ricordando che si tratta di una decisione da tempo preannunciata e che, pertanto, «ci obbliga ai passi successivi già resi noti», vale a dire un ricorso.
Alla vigilia di un passo che sembrava ormai scontato da parte di Bruxelles, la Biennale di Venezia aveva cominciato a studiare il ricorso al Tribunale europeo: una decisione frutto della riunione del consiglio d’amministrazione che si era svolto il 15 luglio a Ca’ Giustinian.
Il progetto “definanziato”














