All’indomani di ogni manifestazione con episodi di violenza, la Lega ripropone - ormai ciclicamente - la proposta che obbligherebbe gli organizzatori a versare una cauzione. Un provvedimento su cui - ed è uno dei motivi per cui finora non è mai stato approvato - anche esponenti della maggioranza nutrono dubbi. Di opportunità ma, soprattutto, di costituzionalità. Era successo a settembre 2025, dopo lo sciopero generale per Gaza e gli scontri a Milano, alla Stazione Centrale; poi a novembre, dopo l’assalto alla redazione de La Stampa; infine a gennaio di quest’anno, in occasione dello sgombero dell'Askatasuna a Torino. Ora il Carroccio rilancia, sulla scia dei fatti di Bologna, e presenta un nuovo progetto di legge."Il diritto a manifestare è sacro e va sempre difeso, ma non può diventare il diritto a distruggere le città e aggredire le forze di polizia - scrive in una nota il leghista Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno -. Per questo, dopo i gravissimi fatti di Bologna che hanno portato al ferimento di 64 agenti delle forze dell'ordine e arrecato danni pesanti alla città, la Lega rilancia la sua proposta di legge che punta a responsabilizzare i promotori delle manifestazioni di piazza attraverso il versamento di una cauzione, fideiussione o un'assicurazione, ovvero una garanzia finanziaria che verrà riscossa in caso di danni". Anche Matteo Salvini è tornato oggi (22 luglio) a rilanciare la proposta leghista: "Non capisco come si possa essere contrari a una norma quasi banale. Chi organizza un evento pubblico risponde di quello che accade in quell'evento. Un concerto, una manifestazione di piazza, se vengono feriti degli agenti danneggiati negozi, chi paga? Perché devono pagare tutti i bolognesi, i pensionati? Paga chi non ha garantito la sicurezza nel corteo. Ci sono sempre alcuni contesti in cui i violenti attaccano le forze dell’ordine”, ha detto il segretario del Carroccio a Start, su Sky Tg24.I dubbi, però, non sono nuovi e attraversano più piani. Sul fronte dell'opportunità, il primo nodo è quello dell'imputazione della responsabilità: la cauzione colpirebbe chi promuove il corteo per danni materialmente causati da altri, spesso da frange che si infiltrano in manifestazioni nate pacifiche. Lo aveva fatto notare, a settembre, la stessa maggioranza: il portavoce di Forza Italia Raffaele Nevi aveva bollato la proposta come "di difficile attuazione", osservando che per applicarla bisognerebbe dimostrare che i violenti sono gli organizzatori, cosa che "oggettivamente non è quasi mai" vera. Un rilievo pratico che si somma a quello, più politico, di chi vede nella misura uno strumento per scoraggiare a monte il ricorso alla piazza, legando l'esercizio di un diritto alla disponibilità economica di chi lo organizza — con l'effetto di penalizzare sindacati, associazioni e gruppi meno strutturati.Ma è sul piano della costituzionalità che si concentrano le obiezioni più pesanti. Ed è anche la ragione per cui il progetto non ha mai superato i veti interni. Il riferimento è all'articolo 17 della Costituzione, che riconosce ai cittadini il diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi e stabilisce che le riunioni in luogo pubblico possano essere vietate dalle autorità soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica. Tra questi motivi non figura alcun requisito di natura economica: introdurre una cauzione preventiva significherebbe aggiungere per legge una condizione che la Carta non contempla, subordinando di fatto una libertà fondamentale a un versamento in denaro. Non è un caso che, all'interno stessa della coalizione, sia stato il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera Galeazzo Bignami a mettere in guardia sul fatto che i presidi previsti dalla Costituzione impedirebbero alla legge di essere promulgata.C'è poi altro elemento. E cioè che gli strumenti per far pagare chi commette violenze e provoca danni esistono già. Nel nostro ordinamento la responsabilità penale e civile è individuale, e chi danneggia beni pubblici o privati o ferisce un agente ne risponde personalmente, con condanne, sanzioni e — appunto — l'obbligo di risarcire il danno in sede civile. Il problema, semmai, non è l'assenza di norme ma l'effettiva riscossione di quei risarcimenti quando gli autori non vengono identificati o sono nullatenenti.Anche il confronto con l'Europa ridimensiona la portata "di buon senso" che la Lega attribuisce alla misura. A livello europeo non esistono precedenti di una cauzione obbligatoria e preventiva per manifestare. In alcuni Paesi, come Belgio e Slovenia, gli organizzatori possono essere chiamati a rimborsare i costi dei servizi pubblici impiegati per la sicurezza, ma si tratta di una responsabilità successiva all'evento, non di un deposito da versare in anticipo. Una differenza tutt'altro che secondaria: un conto è chiedere il conto a chi ha causato danni, un altro è imporre un pagamento a chi vuole semplicemente scendere in piazza.
Dopo gli scontri di Bologna la Lega rilancia (ancora) sulla cauzione per le manifestazioni: "Paga chi organizza". Ma ci sono dubbi di costituzionalità
Il Carroccio deposita un pdl, dopo aver rilanciato il provvedimento - ciclicamente, negli scorsi mesi - all'indomani di ogni manifestazione in cui si sono verif















