Ha ammesso di avere dato «due schiaffi» all’ex convivente, riconoscendo che dopo quei colpi la donna iniziò a sanguinare da un orecchio. Ma ha negato di avere agito con la volontà di farle del male quando, in un’altra occasione contestata dall'accusa, un calcio al cancelletto di protezione (installato davanti alla stufa) l’avrebbe colpita, costringendola a ricorrere al Pronto soccorso. È il racconto fornito ieri in aula da un operaio trentenne, nel processo che lo vede accusato di maltrattamenti verso l’ex compagna. “Non vedo mio figlio da due anni” Il momento più intenso dell’udienza è arrivato alla fine del suo esame. Parlando del figlio, che non vede di persona da quando è stata applicata la misura cautelare nel novembre 2024, l’uomo non è riuscito a trattenere le lacrime. «Mi manca mio figlio. A parte le videochiamate, non lo vedo da due anni», ha detto con voce rotta, spiegando che quella lontananza rappresenta il peso più grande della vicenda giudiziaria. Litigi frequenti, “non sono un alcolizzato” Rispondendo alle domande del pubblico ministero Alessia Rosati e del difensore Alessandro Ferrero, l’imputato ha sostenuto che nella coppia i litigi erano frequenti e reciproci: «Le discussioni c’erano da entrambe le parti, a volte iniziavano da lei». Ma ha ammesso un solo episodio di violenza fisica: «Le ho dato due schiaffi, è vero». Secondo la sua ricostruzione, quella sera era stato chiamato più volte per andare a prendere il bambino, che non stava bene: «Avevo bevuto una birra perché era la mia serata libera, ma mi hanno fatto passare per un alcolizzato e non lo sono». Arrivato a casa della ex, sostiene che lei non gli avrebbe consegnato il figlio, facendo degenerare la discussione. «Ho visto che dopo gli schiaffi sanguinava dall'orecchio. È stato un attimo, non volevo usare quella forza». La ferita e il cancelletto nel corridoio Quanto alla ferita che la donna riportò in un diverso episodio, documentata anche da foto agli atti, l’imputato l’ha ricondotta al cancelletto montato nel corridoio per impedire al bimbo di avvicinarsi alla stufa: «Ho dato un calcio al cancelletto per passare e andare dal fasciatoio a cambiare il pannolino, lei era davanti e il cancelletto l'ha colpita. Non l'ho fatto apposta». La terapia di coppia interrotta L’uomo ha respinto le altre contestazioni, sostenendo che tra i due gli insulti fossero reciproci: «Anch’io ho detto cose bruttissime, anche frasi come “ti ammazzo”». Ha raccontato di aver proposto una terapia di coppia, interrotta dopo pochi incontri, e che la ex convivente avrebbe spesso minacciato di impedirgli di vedere il figlio. E che, in alcune occasioni, la donna avrebbe minacciato di farsi del male, per poi attribuirgli la responsabilità, circostanze che restano oggetto del processo. Oggi, ha concluso, «riusciamo a comunicare serenamente» e, a suo dire, anche l’ex compagna «vorrebbe che potesse tornare a vedere il bambino». Il 2 ottobre la sentenza.
“Ho dato due schiaffi alla mia ex compagna, soltanto una volta. Ora mi manca mio figlio”
Operaio a processo per maltrattamenti








