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«Statti zitta, sennò ammazzo pure a te». Giovanni Bruno Madonia aveva appena finito di colpire Vito Petrigno e si era già avventato sulla moglie, Francesca Bologna. L’aveva afferrata per i capelli, scaraventata a terra e trascinata verso gli ascensori. Poi le ha stretto una mano alla gola e l’altra sulla bocca fino a farle perdere i sensi. È il racconto della donna, testimone dell’agguato costato la vita al marito, 69 anni, nel garage del residence di viale Papa Giovanni XXIII, a Bonagia.
I coniugi erano appena rientrati dal mare, nella zona di Lascari: «Eravamo solo io e mio marito e dovevamo fare delle cose», ha spiegato agli investigatori della Squadra mobile. I coniugi erano scesi nel piano cantinato con la loro Peugeot grigia, parcheggiata accanto al box. «Dovevamo riempire il “boccione” dell’olio per mio figlio, a cui dovevamo portarlo a Trapani. Ancora non avevamo finito quando improvvisamente entrò questo ragazzo». Nessuna lite, nessun alterco. Il giovane si sarebbe avvicinato ripetendo soltanto: «Scusate, scusate». La donna dirà poi alla polizia: «Non lo conoscevo, non l’avevo mai visto in faccia».
Ha cercato comunque di descrivere l’aggressore: «Era un ragazzo alto e robusto. Aveva dei pantaloncini e una maglietta chiara». Gli investigatori le hanno mostrato una fotografia, ma Francesca ha escluso che ritraesse l’uomo entrato nel garage: «Quello non era lui. Questo aveva la barba, quello no». Del coltello conserva un’immagine confusa ma terribile: «Non era lungo, però era un coltello. Mi sembrava che glielo conficcasse in testa».








