L’Europa si trova di fronte a uno snodo storico in cui le dinamiche demografiche cessano di essere semplici proiezioni statistiche per diventare uno dei principali fattori strutturali che plasmeranno il futuro economico e sociale del continente. Tra il calo generalizzato delle nascite e la costante contrazione della fascia di popolazione in età da lavoro, il modello sociale europeo è chiamato a reinventarsi per garantire competitività, tenuta dello Stato sociale e coesione territoriale. In un quadro globale segnato da rapide trasformazioni tecnologiche e geopolitiche, la tenuta demografica dell'Unione Europea rappresenta infatti la condizione essenziale per sostenere l'innovazione e difendere i livelli di benessere raggiunti.
In questo contesto di profonda transizione, la Commissione europea ha pubblicato la sua terza relazione sulla trasformazione demografica nell'Ue, curata dal Centro comune di ricerca (JRC). Dallo studio emerge che la popolazione europea ha raggiunto il suo picco storico: dai 450,6 milioni di abitanti attuali si passerà a circa 445 milioni nel 2050, fino a scendere a 398,8 milioni entro il 2100. Un calo complessivo dell'11,7% che riporterà la popolazione continentale ai livelli degli anni '70, ma con una struttura anagrafica radicalmente rovesciata.







