È bastato un fotogramma diventato virale: la premiazione della finale dei Mondiali del 19 luglio 2026 a East Rutherford, nel New Jersey, in cui la Spagna ha superato l’Argentina. Durante la cerimonia, la prolungata permanenza sul podio del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, al fianco del numero uno della FIFA, Gianni Infantino, ha scardinato il consueto cerimoniale sportivo, generando un effetto spaesante e attirando persino i fischi di parte del pubblico.
Quello che appariva come un semplice momento d’imbarazzo si è presto trasformato in un meme e, poi, nel simbolo di un rapporto politico-mediatico che travalica i confini del pallone.
Dietro quelle immagini, tuttavia, si nasconde un retroscena di peso, rilanciato dal New York Post e confermato dall’inviato speciale Paolo Zampolli: Trump considererebbe Infantino il candidato ideale alla carica di prossimo segretario generale dell’ONU. Il presidente americano giudica il dirigente italo-svizzero una figura ampiamente rispettata, dotata di “una speciale capacità di unire le persone”.
Un’intesa che non nasce per caso, ma si fonda su un uso mirato del calcio come straordinario strumento di soft power e leva di promozione economica. Il Mondiale 2026 in Nord America, il più grande di sempre con 6,7 milioni di spettatori e un impatto economico stimato fino a 50 miliardi di dollari, ha mostrato a Trump la capacità degli Stati Uniti di dominare i palcoscenici globali, mentre ha confermato a Infantino la forza del football come linguaggio universale.










