Diritto

Un servizio VPN può aiutare a superare un blocco geografico e far apparire un utente come collegato da un altro Paese. La sola possibilità tecnica di aggirare eventuali filtri, però, non trasferisce al fornitore della VPN la responsabilità per le altrettanto potenziali violazioni del diritto d’autore. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell’Unione europea con la sentenza del 9 luglio 2026 nella causa C-788/24 Anne Frank Fonds.

Il pronunciamento nasce da una situazione resa complessa dalla territorialità del copyright europeo. I testi di Anna Frank risultano ormai di pubblico dominio in Belgio e in numerosi altri Stati; nei Paesi Bassi, invece, alcune parti restano protette fino al 2037. Nel settembre 2021 una collaborazione tra la Fondazione Anna Frank, l’Accademia reale olandese delle scienze e un’associazione di ricerca pubblicò gratuitamente un’edizione scientifica digitale dei manoscritti, adottando un filtro per impedire l’accesso dai Paesi nei quali i diritti risultavano ancora in essere.

Il caso ha costretto i giudici europei ad affrontare un problema che riguarda molti servizi online: fino a che punto un editore deve rendere invalicabile un confine digitale? E cosa accade quando l’utente maschera il proprio indirizzo IP attraverso una VPN?