Diritto
Il blocco dei siti pirata in Europa non è più una misura confinata ai grandi portali di streaming illegale. La pressione dei titolari dei diritti, soprattutto nel settore degli eventi sportivi live, ha spinto diversi Stati membri a usare strumenti sempre più rapidi e aggressivi: blocchi dinamici, ordini estesi a indirizzi IP condivisi, coinvolgimento di resolver DNS, CDN e VPN. L’obiettivo è interrompere la visione illegale mentre la partita o l’evento sono ancora in corso. Il problema, però, è altrettanto concreto: quando il bersaglio tecnico non coincide con il responsabile della violazione, il rischio di overblocking diventa altissimo.
La nuova presa di posizione di EuroISPA (fonte: Torrent Freak), associazione che rappresenta oltre 3.300 provider Internet europei, arriva nell’ambito della revisione della direttiva UE 2019/790 sul copyright nel mercato unico digitale. Se un titolare dei diritti chiede un blocco troppo ampio, dice EuroISPA, e da quel blocco derivano danni a siti, servizi o utenti estranei alla pirateria, deve esistere un meccanismo chiaro di responsabilità e compensazione.
La Commissione europea, nella valutazione della raccomandazione 2023/1018 contro la pirateria degli eventi sportivi e live, ha riconosciuto effetti positivi limitati e non una riduzione sostanziale del fenomeno. In pratica, la pirateria live resta difficile da comprimere, mentre i costi tecnici e giuridici dei blocchi finiscono spesso su chi gestisce l’accesso, il DNS, l’hosting o l’infrastruttura di transito. EuroISPA chiede quindi alla Commissione di non aggiungere nuovi obblighi prima di aver verificato davvero l’efficacia e la proporzionalità di quelli esistenti.






