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Francesco Bertolino

Dopo il botto iniziale, il titolo del gruppo aerospaziale è tornato sotto il prezzo di quotazione a New York. E ad agosto dipendenti e azionisti di Spacex potranno vendere titoli per oltre 100 miliardi di dollari

Il tredicesimo lancio di Starship, il primo dalla quotazione di SpaceX a Wall Street, era previsto per il 16 luglio da Starbase, in Texas. Un test importante per il razzo spaziale che dovrebbe abbattere il costo di portare materiale nello spazio da tremila a cento dollari al chilogrammo. Alle 18,45 era tutto pronto, diretta streaming compresa. Poi, pochi minuti prima del via, qualcosa è andato storto, probabilmente un problema ai motori: lancio abortito; rinviato solo di una settimana, ha rassicurato Elon Musk. Ma non è bastato a evitare un’altra giornata di tregenda per SpaceX in Borsa.

Il tracolloDopo aver toccato le stelle, il gruppo aerospaziale è tornato pesantemente sulla terra. Planata a Wall Street a 135 dollari, l’azione è ascesa fino a 225 dollari in pochi giorni per poi scivolare lunedì a 121 dollari, sotto il prezzo di debutto sul listino. Un vuoto d’aria del 46% che, in termini di capitalizzazione, vale circa 1.200 miliardi di dollari, l’equivalente dell’intero valore di Borsa Italiana. SpaceX era infatti arrivata a sfiorare i 3.000 miliardi a New York, ora ne vale poco più di 1.700. Musk, che controlla il 42% di SpaceX e detiene oltre l’80% dei diritti di voto, ha visto il suo patrimonio ridursi di oltre 300 miliardi. Il tutto nel giro di un mese, con un andamento da montagne russe che ha lasciato di stucco gli analisti.