A Bologna, in assenza di condizionatori, mamme e papà son pronti a non pagare la retta dei nidi. La rivolta dei genitori è partita dal comunale “Vestri” ma è destinata ad allargarsi ad altre strutture e alle scuole dell’infanzia che hanno già contattato i promotori della campagna. Nessuno sciopero, nessuna polemica ma una diffida formale inviata in questi giorni al sindaco Matteo Lepore, all’assessore alla Scuola, Daniele Ara e al settore sistema integrato di educazione e istruzione 0-6 anni. Chiedono entro 15 giorni “condizioni microclimatiche adeguate in tutti gli ambienti destinati alla permanenza dei bambini”.

Non solo. Al primo cittadino è chiesto anche “che il Comune prontamente comunichi per iscritto quali interventi sono programmati e con quali tempi; se e in che modo il rischio da stress termico è stato valutato; quali ulteriori misure verranno adottate per garantire la salute e la sicurezza nelle giornate di caldo intenso e nel mese di settembre”. A dare una risposta è Ara che a ilFattoQuotidiano ricorda alcuni punti. Il primo: “Da anni abbiamo messo un condizionatore almeno in un ambiente dei nidi”. Il secondo: “Quest’anno abbiamo installato anche ottanta ‘Pinguini’ allo 0-6”. Il terzo punto, sottolinea l’assessore: “Teniamo aperti i nidi fino al 21 luglio per andare incontro alle famiglie”. A questo aggiunge: “Nel 2026 abbiamo investito 350mila euro per climatizzare un’aula in ogni scuola dell’infanzia, comunale e statale ma non possiamo immaginare di climatizzare tutto, chiudendo i bambini in una sorta di frigorifero buttando aria calda nella città. Dobbiamo pensare al fotovoltaico, ad usare meglio i giardini, alla nebulizzazione”.