immagine generata dall'AI
Ci sono libri che esplodono grazie a una poderosa macchina promozionale e altri che crescono lentamente, lettore dopo lettore, fino a trasformarsi in un caso editoriale. Cambiare l’acqua ai fiori appartiene alla seconda categoria. Pubblicato in Francia nel 2018, arrivato in Italia l’anno successivo per le Edizioni E/O, il romanzo di Valérie Perrin non ha conosciuto un successo immediato: è stato il passaparola a trasformarlo in uno dei libri più letti degli ultimi anni, fino a superare il milione di copie vendute nel nostro Paese e diversi milioni nel mondo. E ogni volta che ci si trova davanti a un successo editoriale, soprattutto in tempi di carestia (di vendite e di lettori), è interessante cercare di indagarne le ragioni. Soprattutto per un romanzo divisivo come questo.
Oltre al passaparola, certamente il momento storico in cui è stato pubblicato è stato angelo custode di questo fortunato titolo. Durante la pandemia molti lettori cercavano storie capaci non tanto di distrarli quanto di offrire una forma di consolazione. Cambiare l’acqua ai fiori è arrivato esattamente quando ce n’era bisogno: è un romanzo che parla continuamente della morte, ma senza esserne mai sopraffatto. Al contrario, suggerisce che la vita possa continuare a germogliare proprio accanto alla perdita. Non è difficile capire perché abbia incontrato una sensibilità collettiva così particolare.









