La prima immagine di Ennio è quella di un bambino in pantaloncini corti, cappello in testa, lo sguardo serio di chi è già più grande della sua età.
Una foto in bianco e nero, consumata ai bordi, scattata davanti a una balaustra di pietra. È un bambino degli anni ’30, nato e cresciuto a Roma, in un’Italia che non esiste più.
Questa foto, oggi, è un frammento di memoria che osserva con distacco e tenerezza: “Il mio contatto con l’umanità ormai è esaurito”, dice.
Eppure, è lucido, comprende come se frequentasse il mondo, oggi grande come il perimetro del salotto, di continuo.
Parla del presente come di un fenomeno naturale: “Oggi l’umanità è più confusa.







