Milano, 24 maggio 2026 – Nella complessa liturgia del capitalismo familiare italiano, il passaggio di testimone avviene quasi sempre nel momento più doloroso e incerto: l'apertura di una successione ereditaria post-mortem. Esistono tuttavia eccezioni illuminate capaci di trasformare la transizione patrimoniale in un capolavoro di efficienza legale, fiscale e strategica. È l’emblematico caso di Enzo Ricci, storico patron del gruppo dolciario milanese ‘Tre Marie’, il quale, alla soglia dei 91 anni (che compirà il prossimo 26 maggio), ha scelto di non attendere il fastidioso titolo burocratico di de cuius. Il 30 aprile scorso, davanti a un notaio, Ricci – che non ha figli – ha formalizzato un'imponente operazione di donazione e riassetto societario, trasferendo definitivamente al nipote cinquantaduenne, Alessandro Ricci, un impero economico e immobiliare stimato in oltre 400 milioni di euro.
Il meccanismo giuridico: nuda proprietà e usufrutto vitale
La mossa di Enzo Ricci – imprenditore simbolo della laboriosità meneghina e insignito del prestigioso Ambrogino d'oro nel 2017 – si fonda su un pilastro tecnico ben definito del diritto civile: la scissione tra nuda proprietà e usufrutto. Donando la nuda proprietà delle sue quote di controllo e trattenendo per sé l'usufrutto vitale, l'anziano industriale si assicura la continuità dei flussi di reddito (dividendi societari e canoni di locazione) per il resto dei suoi giorni, ma consegna fin da subito le chiavi del comando e del valore reale al suo unico erede. Una scelta lungimirante che azzera sul nascere il rischio di future dispute ereditarie, ottimizza l'impatto fiscale globale e permette soprattutto di osservare in vita il consolidamento del proprio lascito patrimoniale.









