La presidente del Consiglio non cita mai il generale né Futuro Nazionale, ma nelle parole al Giornale lascia aperta la porta a nuovi ingressi nel centrodestra: «Una coalizione di persone e movimenti che stanno insieme per scelta». Il messaggio è chiaro: il perimetro della maggioranza può cambiare, ma non dovrà trasformarsi in un cartello elettorale costruito alla vigilia del voto.

Rispondendo alla domanda del direttore Tommaso Cerno su quale formazione schiererà il centrodestra alle prossime elezioni e sulla possibile presenza di Roberto Vannacci, Giorgia Meloni sceglie di non entrare nel merito del singolo nome. Evita un’apertura esplicita al nuovo partito del generale, Futuro Nazionale, ma neppure chiude. Anzi, usa una formula che sembra pensata proprio per lasciare margini di manovra: il centrodestra, dice, «si presenta per quello che è sempre stato: una coalizione di persone e movimenti». Meloni, però, fissa un paletto: niente «cartelli messi insieme il giorno prima del voto» con chi ha passato la legislatura a contrastare il governo. L’eventuale allargamento, insomma, dovrà passare da una condivisione del progetto e non solo da un calcolo elettorale.

Il dossier Vannacci resta comunque delicato per Palazzo Chigi. Il generale è diventato un interlocutore ingombrante anche sul terreno tradizionale della destra, quello della sicurezza e dell’ordine pubblico. La stessa Meloni ha preso le distanze dal video realizzato con l’intelligenza artificiale e diffuso da Vannacci, nel quale il generale appariva in un’arena dell’antica Roma mentre ordinava la condanna di esponenti dell’opposizione. La presidente del Consiglio ha definito inaccettabile la violenza evocata dal filmato, pur utilizzando il caso per chiedere alla sinistra di prendere le distanze da chi, a suo giudizio, alimenta a sua volta un clima d’odio, con riferimento agli scontri di Bologna.