C’è sinistra e sinistraNomine notturne, sguardi torvi di Miliband, promesse sociali costose: il primo giorno del neopremier a Downing Street rivela già le crepe tra riarmo e stato sociale, tra ambizioni nobili e conti che non tornano. La luna di miele del Labour dura poche oredi22 LUG 26Il primo giorno di governo di Andy Burnham, neopremier britannico, si è aperto con l’annuncio delle bollette più leggere per gli inglesi (verrà tolta l’Iva) ed è proseguito con la promessa che questo sarà “l’esecutivo dedicato alla qualità della vita”, mentre circolavano le immagini del primo Consiglio dei ministri, all’insegna dei sorrisi allegri da gita scolastica, se si esclude il neo ministro degli Esteri, Ed Miliband, che non si leva lo sguardo torvo. Burnham ha fatto le sue nomine fino a tarda sera e con la luce del mattino si sono viste meglio le trame di questa selezione, che è stata brutale come era inevitabile, ma anche un tantino troppo sfacciata, che è come dire: il neopremier si è fatto molti nemici, saprà gestirli? Il regolamento di conti è già iniziato, e riguarda l’economia. Qui sta la prima sfacciataggine. John Healey è stato scelto come cancelliere dello Scacchiere a sorpresa, come testimonia lo sguardo torvo di Miliband nella sua direzione, e forse è il premio tributato all’ex ministro della Difesa, che si dimise alla vigilia dell’ascesa di Burnham, tirando un colpo all’allora premier Keir Starmer da cui non si è più ripreso. Assieme al premio però arriva anche il conto per Healey, che si era dimesso perché Starmer e la sua cancelliera Rachel Reeves non avevano stanziato abbastanza fondi per la Difesa, rischiando di lasciare il paese sguarnito di fronte a minacce inequivocabili come quella russa. Era stata un’accusa pesante per un governo che ha sempre mostrato una consapevolezza enorme sull’urgenza del riarmo e per un partito, il Labour, che ha un piglio che viene da Marte rispetto alle sinistre continentali quando si tratta di difesa. Ora Healey può quindi dare seguito alla sua protesta e fare gli investimenti che riteneva necessari al punto da dimettersi (il 3 per cento del pil entro il 2030) ma deve coniugare questa sua priorità con le promesse fatte da Burnahm sulla riforma dello stato sociale, sulle bollette alleggerite, sull’aumento della soglia dei redditi personali esentasse, sugli alloggi per i senzatetto: come scrive Alex Wickham su Bloomberg Burnham ha naturalmente “obiettivi nobili” ma tutti i mezzi per ottenerli sono estremamente costosi. Le risorse mancano, se ci si indebita troppo i mercati reagiscono male, appena Burnham ha parlato di “flessibilità fiscale” c’è stata una scossa sui valori dei titoli di stato. Per Healey c’è un extracosto: se non procede con l’aumento delle spese della difesa mostrerà che non era preoccupato dalla minaccia russa, voleva soltanto azzoppare Starmer; se procede con il riarmo deve dire a Burnham che il suo buonismo non si finanzia da solo, che è poi la ragione per cui lo stesso Starmer aveva dovuto fare quell’esercizio di equilibrio. Healey e Burnham hanno parlato nei giorni scorsi di emettere dei Defence bond, ma la suscettibilità dei mercati rischia di levare il sorriso a tutti, in fretta.Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi