Il cambio21 luglio 2026 alle 00:16

Londra.

Un piano decennale a lunga gittata per mettere le basi di un cambiamento “profondo” del Regno Unito, del suo modello politico e di quello economico, e provare a restituire “stabilità” a un Paese che dopo la Brexit sembra averla perduta; ma anche misure sociali immediate per dare “ossigeno” a chi sta peggio. È il messaggio con cui Andy Burnham, 56enne ex ministro ed ex sindaco di Manchester calato su Londra dall’Inghilterra un tempo operaia del nord, inaugura il suo avvento a Downing Street: settimo inquilino in 10 anni in una girandola di premier (5 Tory e 2 Laburisti) mai vista nella storia moderna dell’isola.

Il programma

Un messaggio a grandi linee, per il momento, senza indicazioni certe su coperture, dettagli e contraddizioni da sanare. Che tuttavia proietta almeno la “speranza” (altra parola chiave del “re del Nord”) di una svolta: rispetto sia al biennio dell’impopolare predecessore Keir Starmer, sia - più in generale - ai quattro decenni di ricette neoliberali. Responsabili, nelle parole del nuovo primo ministro di Sua Maestà, dei guai di «una politica centralizzata» e di «un’economia privatizzata» a dismisura. L’ennesima transizione si è consumata senza intoppi, nel rispetto di una liturgia sperimentata. Starmer, dopo aver tentato un’ultima difesa della sua eredità all’atto del congedo finale, ha formalizzato le dimissioni nelle mani di re Carlo III a Buckingham Palace. Il sovrano, al suo quarto premier in 4 anni di regno, ha convocato Burnham, acclamato venerdì leader del Partito laburista di maggioranza, incaricandolo di formare un nuovo governo.