Di buon mattino, poche ore prima di recarsi a Buckingham Palace per ricevere l’incarico di formare il nuovo governo Andy Burnham sbuca in un rifugio per senzatetto vicino alla stazione Victoria. Indossato il grembiule bianco dell’associazione “The passage” ha tagliato un po’ di verdure a favore di telecamere, aiutando i volontari nel preparare le porzioni da distribuire ai più poveri. Poi un paio d’ore dopo, completo blu e cravatta azzurra, si è presentato a re Carlo III e poi a Downing Street per il discorso alla nazione. Marketing politico, trovata pubblicitaria ma anche anticipazione del primo punto concreto del suo programma di governo: sradicare la piaga di migliaia di persone che vagano ogni notte a cercare un posto per dormire nelle città britanniche, Londra in testa. 340 milioni di fondi aggiuntivi per i progetti già in corso e nuove abitazioni popolari da costruire.
Primo messaggio dunque: attenzione al sociale, ai problemi concreti delle persone e delle famiglie. Nei cinque minuti di discorso di insediamento davanti all’iconica porta nera del numero 10 di Downing Street, parlando a braccio il neo premier ha chiesto pazienza: la strategia vera del suo governo prenderà forma entro fine anno. «Sarà un piano per il futuro, un percorso per il prossimo decennio» sottolinea con passione. Da subito però promette misure per combattere il caro vita. Provvedimenti per “far tirare il fiato” alle famiglie e ai piccoli imprenditori, bersagliati dal caro bollette e dai prezzi delle materie prime. Ritorno alle radici socialiste del partito dunque, con una critica feroce ai decenni di neo-liberismo della società britannica. Dagli anni Ottanta, dai governi conservatori di Margaret Thatcher in poi, compreso il periodo blairiano, «il potere economico è stato privatizzato e quello politico centralizzato nella capitale». Burnham si impegna così a portare lontano da Londra pezzi di apparato statale, ministeri e settori amministrativi trasferiti in un simbolico “N.10 Nord”. Ed ancora: preannuncia maggiori interventi per una re-industrializzazione delle aree più derelitte.










