Ultimi preparativi per il cambio d'inquilino a Downing Street, dove oggi Andy Burnham, 56enne ex ministro ed ex sindaco di Manchester, eletto venerdì scorso nuovo leader del Partito laburista di maggioranza, subentra anche nel ruolo di primo ministro all'impopolare Keir Starmer, dimissionario da giugno.

Nel suo discorso d'insediamento dinanzi al portoncino di Number 10, previsto a metà giornata e anticipato in parte ai media, Burnham intende suggellare l'impegno a ridare "speranza" al Regno Unito, ma mettendo anche l'accento su "unità e stabilità". Fra le sue priorità, quella di "dare respiro" ai tanti britannici in affanno per "il costo della vita" e d'introdurre misure tali da portare risultati "tangibili" in tempi rapidi alla gente comune.

Oltre alla promessa, comune a tutti i predecessori recenti, di ripristinare "la fiducia nella politica" sull'isola: non senza riconoscersi "acutamente consapevole" d'essere il settimo primo ministro in 10 anni in un Paese dove la stabilità di governo del passato appare un ricordo. Ancor di più dopo la Brexit.

Secondo il rito istituzionale tradizionale, il 63enne Starmer - alle prese con gli scatoloni del trasloco da tre giorni - lascerà definitivamente con la famiglia la residenza di Downing Street in tarda mattinata, dopo un breve saluto alla nazione, per formalizzare le sue dimissioni a Buckingham Palace nelle mani di re Carlo III (in veste di capo dello Stato). Al sovrano 'suggerirà' poi di designare Burnham, in quanto nuovo leader del partito di maggioranza in Parlamento, cosa che scatterà automaticamente: l'ex sindaco di Manchester risulta in effetti già convocato a palazzo una mezz'ora dopo.