Di: ATS/ANSA/joe.p. Ultimi preparativi per il cambio d’inquilino a Downing Street, dove oggi Andy Burnham, 56enne ex ministro ed ex sindaco di Manchester, eletto leader del Partito laburista, subentra anche nel ruolo di primo ministro all’impopolare Keir Starmer, dimissionario da giugno.Il nuovo premier Andy Burnham con re Carlo IIIKeystoneNel suo discorso d’insediamento dinanzi al portoncino di Number 10, previsto a metà giornata e anticipato in parte ai media, Burnham intende suggellare l’impegno a ridare “speranza” al Regno Unito, ma mettendo anche l’accento su “unità e stabilità”. Fra le sue priorità, quella di “dare respiro” ai tanti britannici in affanno per “il costo della vita” e d’introdurre misure tali da portare risultati “tangibili” in tempi rapidi alla gente comune.

Oltre alla promessa, comune a tutti i predecessori recenti, di ripristinare “la fiducia nella politica” sull’isola: non senza riconoscersi “acutamente consapevole” d’essere il settimo primo ministro in 10 anni in un Paese dove la stabilità di governo del passato appare un ricordo. Ancor di più dopo la Brexit.

Fra le sue prime iniziative fatte trapelare alla stampa, figurano l’immediata revoca del controverso piano di Starmer per l’introduzione di una carta d’identità digitale obbligatoria e un atteggiamento più ostile ai contratti pubblici con alcuni giganti dell’hi-tech come Palantir; ma anche la nomina di un viceministro ad hoc per lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. Nonché misure sociali sul caro bollette e di rilancio del controllo pubblico su alcuni servizi essenziali (in una chiave apparentemente più progressista rispetto al suo predecessore), ma pure il via libera a nuove licenze di trivellazione di petrolio e gas nel Mare del Nord: iniziativa osteggiata dalla sinistra ecologista in nome degli impegni sul clima, quanto benvista da vari sindacati. Ed elogiata dal presidente USA, Donald Trump, che da mesi rivendicava d’averla sollecitata invano a Starmer.L'addio di Keir StarmerREUTERS/Kevin CoombsStarmer: lascio a Burnham un “Paese migliore”“Il mio lavoro è stato fatto, lascio un Paese più forte e più equo di due anni fa”. Lo ha detto Keir Starmer nel suo discorso di saluto alla nazione, subito prima di lasciare definitivamente Downing Street per recarsi da re Carlo III a formalizzare le sue dimissioni da premier e passare le consegne al compagno di partito Andy Burnham.Starmer si è mostrato sorridente, al di là di qualche accento di commozione a tratti nella voce, uscendo dal portoncino al numero 10 mano nella mano con la moglie Victoria. Ha parlato in una mattinata di sole davanti a una piccola folla di familiari, fedelissimi e giornalisti che lo ha applaudito insistentemente.