Stefano Bettera

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Andy Burnham

Burnham ce l’ha fatta. Da oggi sarà il nuovo premier inglese. Il suo “modello Manchester” è riuscito nell’impresa di ammaliare il partito laburista che nella giornata di ieri lo ha incoronato come suo nuovo leader al posto di Keir Starmer, dimissionario da giugno. Una proclamazione non proprio a sorpresa quella del cinquantaseienne neodeputato, ex sindaco di Manchester ed ex ministro. Un po’ per mancanza di candidati capaci di presentarsi come un’alternativa credibile. Un po’ per la fretta di chiudere la pratica apertasi con l’addio dell’ex premier e scrivere un nome certo nella casella Downing Street numero 10. Un po’ nella speranza che l’aitante “Re del nord”, come è soprannominato, sia l’uomo giusto per far uscire il partito da quella palude di insipienza e confusione mentale in cui si è cacciato con le proprie mani in questi ultimi mesi di governo. Visto il momento delicato sullo scenario internazionale, al Paese serve stabilità, e la scelta più o meno obbligata di Burnham va in questa direzione.

Burnham, sorpresa sulla tempistica