A settembre del 2025 Internazionale ha pubblicato un articolo dello storico belga David Van Reybrouck che si intitola “Come salvare il mondo” (si può ascoltare anche nel podcast A voce).

Ripercorrendo la storia millenaria delle trattative fra paesi e civiltà, Van Reybrouck sostiene che la diplomazia internazionale attuale si basa su un modello vecchio di secoli e che non è in grado di affrontare le sfide di oggi, a partire dalla crisi climatica. Secondo lui servirebbe un sistema per offrire alle persone una rappresentanza diretta per una governance planetaria.

Messa così sembra un’utopia, una di quelle frasi generiche che si dicono perché accolgono per forza consenso. Ma poi Van Reybrouck fa un esempio pratico: racconta che nel 2021 si è tenuta una grande assemblea globale, spiega come è stato inventato il meccanismo per sorteggiare le cento persone comuni che hanno partecipato, cosa hanno fatto e cosa hanno prodotto: una dichiarazione dei popoli per il futuro sostenibile del pianeta Terra.

Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres aveva commentato positivamente l’iniziativa e l’aveva definita “un modo concreto per dimostrare come si può accelerare l’azione grazie alla solidarietà e al potere delle persone”.