HomeMilanoCronacaManifestazione per Fakir. Mille in corteo a San Babila e slogan contro la poliziaProtesta in corso Monforte dopo la morte del quarantaduenne al Pilastro. Cartelli contro lo scudo penale e interventi per chiedere "verità e giustizia".Protesta in corso Monforte dopo la morte del quarantaduenne al Pilastro. Cartelli contro lo scudo penale e interventi per chiedere "verità e giustizia".Ricevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciI primi manifestanti iniziano a palesarsi poco prima delle 18 di ieri, in risposta a una convocazione circolata via social dalla tarda serata di lunedì con il manifesto "Giustizia e verità per Abderrahim Fakir", il quarantaduenne marocchino morto nella tarda mattinata di domenica al quartiere Pilastro di Bologna durante un intervento di due agenti delle Volanti. Il ritrovo programmato è in largo 11 Settembre, a un centinaio di metri dalla sede della Prefettura: il doppio sbarramento di transenne e i blindati sbarrano la strada a eventuali blitz verso Palazzo Diotti, con uno schieramento identico sul lato di via Visconti di Modrone.
Alla fine, non si registrerà alcun momento di tensione in tre ore di mobilitazione per le vie del centro. Si parte con un presidio di un’ora e mezza: "Abbiamo visto il video, un minuto, in cui una persona viene ammazzata dalla polizia, con i sanitari dell’ambulanza che guardano. Questo è razzismo di Stato – grida un ragazzo al megafono –. Questo omicidio non può passare sotto silenzio". Tra i cartelli esposti ce n’è uno con la scritta "Vanno deportati Meloni, Salvini, Vannacci, Schlein" e un altro che recita "No scudo penale". Il corteo si muove in direzione Tricolore poco prima delle 19.30. In testa ci sono i militanti del Si Cobas a reggere lo striscione: "Se morire di lavoro è morire ammazzato, da Adil a Fakir sappiamo chi è stato", il riferimento ad Adil Belakhdim, coordinatore novarese del sindacato di base travolto da un camion il 18 giugno 2021 durante un’iniziativa dei lavoratori nell’area logistica di Biandrate. Tra le seconde file, l’obiettivo diventa l’Ice ("From Minneapolis to Italy, out now"), l’agenzia federale statunitense per il controllo dell’immigrazione finita sotto accusa a più riprese per i metodi violenti. Più indietro i cartelli con un volto diviso in due: metà Fakir e metà Carlo Giuliani, a venticinque anni dal G8 di Genova. Il serpentone prosegue in viale Majno, monitorato dagli specialisti di Digos e Nucleo informativo: ci sono rappresentanze dei centri sociali Cantiere, Lambretta, T28 e Zam, le bandiere di Potere al popolo, qualche vessillo della Palestina e uno sparuto gruppo di anarchici nelle retrovie.











