«Giustizia, giustizia per Fakir». Il coro ritorna più volte durante il corteo che da piazza della Repubblica sfila per corso Giulio Cesare. Sono circa duecento i manifestanti scesi in piazza questa sera per Abderrahim Fakir, quarantatreenne titolare di una ditta di facchinaggio di origine marocchina morto il 19 luglio durante un controllo di polizia nel quartiere del Pilastro, a Bologna. «La polizia uccide Fakir. Operaio, fratello compagno, immigrato. Non ci stiamo, lotteremo» è lo striscione che guida la marcia, mentre subito dietro alcuni manifestanti tengono alta la foto di Fakir.
Sventolano bandiere della pace, della Palestina, dei Si cobas, di Tendenza internazionalista rivoluzionaria e di alcune compagini comuniste. Ma ci sono anche i collettivi studenteschi e tante persone di origine straniera.
Mentre il corteo avanza verso il cuore di Barriera di Milano, sono in molti ad affacciarsi dai palazzi. «Fakir è stato ucciso intenzionalmente» grida una manifestante quando il corteo raggiunge l'incrocio tra corso Giulio e corso Brescia. Poi viene ricordato il G8 di Genova del 2001 e la morte di Carlo Giuliani del 20 luglio di quell'anno, durante gli scontri tra polizia e il movimento No global. Poco più tardi sono anche due bambini a ripetere al microfono lo slogan «Giustizia per Fakir». La manifestazione termina al giardino di via Montanaro, dove arriva l'ultimo appello: «Dobbiamo organizzare un autunno di lotta».










