La legge di bilancio potrebbe partire da quasi 15 miliardi di euro. Al vertice dei leader del centrodestra, andato in scena ieri a Palazzo Chigi per un’ora e mezza, non si è entrati nel dettaglio delle misure della prossima manovra, né sono emersi dettagli sulle risorse, ma si è cominciato a ragionare sulle possibili spese che il governo può sostenere grazie alla clausola di salvaguardia nazionale: la National escape clause. La clausola è unica e prevede sia la flessibilità dello 0,6% di Pil per l’energia (circa 13,4 miliardi nel triennio 2026-28), sia l’1,5% annuale per finanziare la difesa.

Giorgia Meloni ieri alle 13.30 ha riunito attorno a un tavolo Matteo Salvini della Lega, Antonio Tajani di Forza Italia, Maurizio Lupi di Noi Moderati. Insieme si sono confrontati con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che ha partecipato alla riunione al telefono. Come spiega la nota diffusa al termine del vertice, «è emersa piena condivisione sull’ipotesi di accedere alla maggiore flessibilità consentita dalle regole europee e di concentrare nel prossimo biennio la maggiore capacità di spesa per il contrasto al caro energia». Il che significa spalmare lo 0,6% da destinare alla transizione green quest’anno e nel 2027. Se il tetto annuale della flessibilità per l’energia è fissato allo 0,3%, «concentrare» quindi potrebbe voler dire mettere 6,7 miliardi nella manovra, con la possibilità di spenderne altrettanti in autunno per sostenere le bollette di imprese e famiglie. La flessibilità dell’Ue consente di investire in progetti per lo sviluppo di fonti rinnovabili e il miglioramento dell’efficienza energetica. È invece vietato impiegare questi soldi per tagliare le tasse sui carburanti o per erogare sussidi diretti ai combustibili fossili.